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I rinvii del governo e l'affaire buoni pasto. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

19 Luglio 2018 alle 19:52

I rinvii del governo e l'affaire buoni pasto. Di cosa parlare stasera a cena

Foto LaPresse

Se il mercoledì volevi nazionalizzare Alitalia, fare la guerra a Confindustria, farla pagare alle banche, cambiare tutto nei forzieri pubblici, poi è inevitabile che al giovedì arriva un po' di calo di tensione. Oggi che si fa, si saranno chiesti mentre rinviavano qualche altra decisione. A soccorrere la maggioranza, e le nostre sempre più flebili conversazioni politiche serali, soccorre la dimenticabile intervista di Marco Travaglio al presidente del consiglio? Non basta, non c'è niente da fare. Anche a voler prendere sui serio, ma no, l'annuncio della riforma fiscale basata su zona franca (e grazie) e due aliquote (roba già sentita per la verità). Lo stesso prof. avv., cioè il presidente del consiglio, non si prende sul serio quando aggiunge, a un Travaglio molto ricettivo, che la riforma è "organica, direi rivoluzionaria". Che è un accostamento di termini, in forma vagamente di ossimoro, deliziosamente nonsense, essendo "organico" il termine usato per indicare la continuità, il radicamento nella realtà fattuale, il rapporto equilibrato con le altre dinamiche sociali e politiche. Mentre sapete bene che rivoluzionario attiene a tutt'altro ambito. E quel "direi" prima di rivoluzionario, comicità meravigliosa, si direbbe (appunto) roba da Bramieri, Ric e Gian, Cochi e Renato, Aldo Giovanni e Giacomo: "Direi rivoluzionario" potrebbe essere il titolo di uno spettacolo.

 

Vabbè non divaghiamo troppo ma ricordiamoci anche del Travaglio che scrive, ascoltando il prof. avv., "non faremo condoni", mentre appunto se ne sta annunciando uno.

 

Fa niente, perché, come si diceva, la giornata, dopo gli annunci esplosivi di ieri, ha vissuto una pesante fase di ripiego emotivo, quasi un'ansia del fine settimana, agognato purché si esca da questa insensatezza. Intanto il vertice di palazzo Chigi sulle nomine veniva rinviato e la massima emozione era aspettare Tito Boeri in audizione sul decreto. E che dirà Boeri? Volete la prova della stanchezza con cui si dibatte di Alitalia all'interno del governo? Matteo Salvini che se la cava buttandola in confusione e di fronte alla richiesta di un suo parere sulla presenza di soci stranieri o altri privati in quota maggiore del 50% (insomma il contrario di ciò che diceva ieri Danilo Toninelli) risponde con la sua formula smarcante per le occasioni difficili: "non mi impicco ai numeri, importante è che torni a guadagnare mettendo al centro l'italia". Oppure volete la prova della confusione sulle nomine? Beh lì vince Giancarlo Giorgetti, uomo del potere leghista, che oggi, non potendone più, ha detto che per capire l'ultimo rinvio e la procedura che lo ha determinato bastava leggere la citata intervista al Fatto firmata Travaglio e particolarmente il passaggio in cui il prof. avv. raccontava come si decide per i nomi. A dirla tutta sembra un contrasto generalizzato, in cui anche i plenipotenziari, come Giorgetti, sentono il bisogno di chiamarsi fuori. Ah il tutto mentre Giovanni Tria a palazzo Chigi ci andava comunque. In ogni caso qui trovate tutto quello che Boeri ha detto oggi alla Camera.

    

I vescovi provano a dire qualche parola di ragionevolezza e di buona volontà nella vicenda dei migranti. E' dura, ma fanno bene a prendere posizione. Ma a tavola non cominciate a litigare.

 

Intanto il Pd è roso dalle divisioni sull'invito a Di Maio alla fasta nazionale dell'Unità. Qualcuno sbotta, qualcuno semplicemente protesta, altri accolgono l'idea come, tutto sommato, almeno un'occasione per vedere finalmente il ministro impegnato in un confronto anziché in un monologo, altri poi vedono nella prossima occasione ravennate l'avvio di una conoscenza reciproca che potrebbe portare chissà a quali intese politiche. Insomma, la vicenda terrà banco.

  

C'è la Brexit impantanata, ma da qui, pur nella semplicità delle chiacchiere a tavola, si era un po' previsto che il progetto simbolo di tutta la rivolta nazionalista successiva non sarebbe stato attuato, al netto degli esercizi retorici. Eccoci alla drammatizzazione da parte europea, con la commissione che raccomanda agli stati membri di essere pronti per tutti gli scenari, perché la trattativa con il Regno Unito non si capisce dove stia andando a cadere.

 

E poi c'è Donald Trump che si arrabbia di brutto per la multona dell'Ue a Google e forse il presidente ha pure qualche ragione nel merito (il Foglio spiega bene oggi come la vicenda sia partita da un'indagine sbagliata in origine) ma certamente non dovrebbe usare Twitter per gestire relazioni su temi di questo genere. Anche perché queste son cose che fanno male al cuore dei produttori di Diesel o di chi altro finisse nella rappresaglia americana.

  

Proteste ormai oltre al limite per i dipendenti statali incappati nella società di buoni pasto in difficoltà finanziarie e quindi respinti alla cassa quando tentavano di pagare coi loro Qui Ticket. La vicenda monterà, oggi è dovuta intervenire anche la ministra competente, Giulia Bongiorno (che forse avrebbe preferito temi più, come dire, di prospettiva). Il guaio non è risolvibile a breve e la ministra promette interventi straordinari, di tipo transitorio. Verrebbe da pensare a mense da campo ma più probabilmente saranno altri buoni o linee di credito volanti presso bar e rosticcerie e tavole calde. 

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