Il messaggio dell'Ue ai populisti italiani e la svolta su Embraco. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

15 Maggio 2018 alle 18:04

Il messaggio dell'Ue ai populisti italiani e la svolta di Embraco. Di cosa parlare a cena

Carlo Calenda (foto LaPresse)

Ma, per esempio, oggi i due, ovviamente Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che hanno fatto? E le loro delegazioni con camicia arrotolata? Sì, va bene, qualche polemicuzza con l'Europa ma, nel caso più notevole, quello di Salvini, sembravano parole prodotte dal generatore automatico di attacchi leghisti all'Ue. E comunque sono parole che fanno solo danni, particolarmente per un aspirante ministro di qualcosa o vicepresidente del Consiglio o comunque titolare di quota rilevante nel controllo del governo. Perché poi, tra poco, si tratterà di andare a Bruxelles a produrre argomenti e non insulti automatici. Bene, e Luigi Di Maio? Giocata la carta del vertice con Grillo e Casaleggio, quella dell'assemblea coi parlamentari, quella degli incontri operativi a Roma, quella della tavolata manageriale al Pirellone, che si può inventare per tirare avanti fino a domenica, fino al responso del web? Il problema, anche di tipo banalmente comunicativo, è che il livello di tensione che ha creato coi suoi annunci richiede di essere mantenuto. E non è facile non avendo nulla da dire e mentre la realtà dei fatti (Europa, crisi industriali, conti pubblici) bussa nervosamente alla porta. Così si fanno filtrare informazioni sulla contrattualistica che avanza, i punti rossi (quelli controversi) che diminuiscono, le date per stringere (dicono giovedì). Di Maio esce dal barbiere (ma che ci va a fare che non ha un millimetro di capigliatura in movimento?) e dice che al tavolo sta andando tutto bene. Mentre resta un osceno silenzio sul nome per palazzo Chigi, quel ruolo già insolentito con le definizione di "esecutore".

 

Il fantastico Giulio Sapelli fa il Sapelli e alla fine si diverte, non è meno abusivo lui dei due non-incaricati. Che comunque dovrebbero essere un po' più cauti e non andare in giro per l'Italia a offrire la presidenza del Consiglio a gente che poi ha l'ardire di volere scegliere i ministri.

  

E' governo, trattativa per il governo o campagna elettorale? Difficile rispondere, comunque Salvini orbaneggia un po' con la Commissione europea e, cosa un po' sorprendente, c'è anche un po' di nervosismo nel Pd per le prescrizioni europee.

 


 

Ma per il Pd oggi è anche stato il giorno di una constatazione pubblica dello stato penoso in cui si procede la ricerca di un nuovo governo. Con qualche facile irrisione agli obiettivi magniloquenti, alla storia, al cambiamento, alla terza Repubblica. E soprattutto ribadendo che, tuttora, l'unica offerta seria e possibile per un governo è quella messa tra le opzioni dal Quirinale e finita sotto il nome di governo neutrale.

 

Intanto il ritardo nella formazione del nuovo governo ha consentito di sistemare una difficile e preoccupante questione al ministro Carlo Calenda, che ha dichiarato raggiunti quasi tutti i suoi ultimi obiettivi. Con l'incontro di oggi e la firma si chiude la vicenda della Embraco e i lavoratori, messi in pericolo dalla delocalizzazione, hanno tutti piena tutela e continuità di lavoro e reddito. Manca, per completare gli ultimi impegni di Calenda, la definitiva sistemazione di Alcoa, ma il risultato è vicinissimo. Com'è noto, invece, con la interruzione della trattativa da parte sindacale, Calenda aveva pienamente rimesso al nuovo governo le trattative su Ilva.

  


 

Di solito si dice costruite ponti e non muri, ma a volte anche un ponte può far arrabbiare. Succede ancora una volta nel tesissimo rapporto tra Russia e Ucraina e il ponte contestato dagli ucraini è quello voluto da Vladimir Putin e che collega Russia e Crimea, sancendo quindi ulteriormente l'annessione.

 

A cena potete parlarne anche in relazione alla decisione di lasciare la sua Ungheria da parte dello straricco, e rara figura di filantropo liberista, George Soros. Chiude l'università e il centro studi che, come sezione della sua Open Society Foundation, aveva accolto tra i suoi studenti anche un giovane Viktor Orban, convertitosi poi a tutt'altra ideologia e diventato odiatore di Soros. Si smonta dalle rive del Danubio e si va a Berlino.

  

Tom Wolfe è morto oggi, ha scritto tante cose e le ha scritte benissimo. Si era imposto vari obblighi: essere sempre interessante, dire qualcosa in più, essere divertente, seguire non l'ultima moda ma qualcosa di difficile da definire, perché non era proprio la tradizione, ma era una specie di revisione continua della tradizione, delle tradizioni culturali, dei grandi lasciti intellettuali, con cui li si teneva vivi senza essere conservatori. Insomma, una gran fatica intellettuale e assieme un sublime divertimento, immaginiamo per lui che scriveva e per noi che lo leggevamo. A cena ricordatelo anche per un tributo che gli dobbiamo per l'uso ormai diffusissimo di quel "radical chic" di sua invenzione (poi travisato in italiano e dagli italiani).

 


  

Non solo i Lord, anche gli scozzesi, contrari fin da principio a dir la verità, adesso si preparano a mettere in discussione l'esecuzione della Brexit. Non sapremmo dire bene perché ma ci si vede anche un piccolo promemoria per i contrattualisti politici e per i nemici sovranizzanti dell'Europa.

 

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