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Dall'attesa per il prossimo governo ai grattacapi di Di Maio. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

9 Maggio 2018 alle 19:17

Dall'attesa per il prossimo governo ai grattacapi di Di Maio. Di cosa parlare stasera a cena

Foto LaPresse

Domani il nome, l'unica cosa che conta, quel benedetto nome del presidente del Consiglio. Certo, non è pensabile che l'accordo sul nome non ci sia, ma è vero anche che un'altra notte di tribolazioni servirà, prima di arrivare domani alla salita al Quirinale per comunicare il risultato dell'unico incarico mai dato, ovvero quello un po' fantasma col quale si sta lavorando in queste ultime ore.

 

Ecco uno spunto divertente per tenersi sul conversativo a cena: finché c'erano la formalità, le procedure, gli esploratori, i corazzieri, le delegazioni, non si è mossa una paglia. Appena si è fatta una forzatura (immaginare governi a termine senza fiducia) e non si sono più dati incarichi e i due si sono messi in modalità campagna elettorale, ecco che l'accordo ha cominciato ad avvicinarsi, anche grazie all'invenzione retorica della "astensione benevola" da alternare all'"astensione critica".

 

Ecco una delle tracce verso l'accordo, con la perfetta indicazione del ruolo di ciascuno.

 

Il Pd rifiata? Prende un po' di tempo per l'unica operazione veramente importante, provare a riorganizzarsi e da qui ci si augura verso una posizione che sia chiaramente (e ora la situazione lo facilita) di opposizione al populismo nelle sue due declinazioni italiane. Questa non è semplicemente una collocazione parlamentare ma è un fantastico aiutino nella direzione di un centrosinistra moderno e liberale, anche perché invece di spremersi a elaborare un programma si tratterà solamente di rimarcare le differenze dai due sovranisti stregoni.

   

Mentre le cose della politica vanno avanti as usual, come sempre scandendo la preparazione della manovra economica con le audizioni delle varie voci tecniche autorevoli. Allora, quest'anno più che mai però chi audisce deve anche stare a sentire, perché il Di Maio, che dice di "non aver disdetto la campagna elettorale" (e che è la pensione a Rimini?), deve confrontarsi, appunto mentre fa comizi, con la indicazione chiara della necessità di corregge la tendenza del bilancio dello stato per quei  6/7 miliardi. E in più, e qui coinvolgiamo anche il buon Salvini, c'è la Banca d'Italia a dire che la riforma Fornero non deve essere toccata, pena guai grossi sul fronte dei conti pubblici in prima istanza e sui mercati finanziari, "che si incattiviscono con i paesi ad alto debito", in seconda battuta. Mentre l'Istat rinnova i calcoli sulla povertà e individua 5 milioni di persone colpite e 1 milione di famiglie che si trovano senza lavoro. Insomma, le audizioni, volendo audirle davvero, farebbero passare la voglia di fare il governo.

  

Un buon punto sulla questione romana che cogliamo colpevolmente in ritardo in questo tweet, anche ieri effettivamente siamo partiti con la ridda delle battute, anche ottime. Vabbè tocca farsi il sangue amaro, che non vorremmo, e imparare pure a indignarsi (ma non esageriamo, altrimenti si diventa scoccianti).

 

Mancini di tutto il mondo unitevi e sfidate non tanto il giudizio universale ma quello quotidiano. Ormai la insensata questione è superata ma pare che ai tempi di Michelangelo invece fosse un problema l'uso prevalente della sinistra

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