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Il cuoco sgozzato dal compagno e Sallusti e la Santanchè che forse si sono lasciati

18 Aprile 2016 alle 10:02

Il cuoco sgozzato dal compagno e Sallusti e la Santanchè che forse si sono lasciati

Alessandro Sallusti e Daniela Santanchè (foto LaPresse)

DELITTI

 

Liliana Bartolini, 51 anni. Originaria di Cervia (Ravenna), di mestiere colf, viveva in una bella villetta nelle campagne del Bolognese col marito Andrea Balboni, 52 anni, tassista, e il loro unico figlio di 14 anni, in questi giorni in gita con la scuola. La donna, avendo scoperto che il marito la cornificava, l’altra notte aspettò che tornasse dal lavoro e prese a insultarlo e a picchiarlo. I due azzuffandosi finirono avvinghiati sul pavimento, lui a un certo punto con un cazzotto le spaccò i denti e poi, afferrato un coltellino, glielo conficcò dritto nella gola. Più tardi chiamò i carabinieri dicendo che rientrando dal lavoro era stato aggredito da qualcuno, era svenuto e, al risveglio, aveva trovato la moglie cadavere in una pozza di sangue.
Notte di martedì 12 aprile in una casa a Miravalle di Molinella, nel Bolognese.

 

Moira Giacomelli, 43 anni. Fino allo scorso dicembre, col marito Simone e i loro due bambini, aveva vissuto a Villa di Tirano (Sondrio) in una casa divisa con i suoceri. Poi Simone era morto d’infarto e Moira s’era trasferita dalla madre a Sondrio, venticinque chilometri di strada. Una decisione che aveva mandato su tutte le furie i suoceri Enrico Ferrari, 70 anni, ex operaio, e Bruna Pedrotti, 67 anni, casalinga, che non accettavano di vedere di meno i nipotini. Venerdì sera la donna tornò nella villetta a Tirano, un passaggio rapido a prendere dei vestiti per il cambio di stagione. In cucina incontrò il Ferrari che stava mangiando un pezzo di formaggio e le chiese: «Come stanno i bambini? Dove sono?». Lei gli rispose «non sono affari tuoi, non li vedrai più» e allora lui le infilò il coltello con cui stava tagliando il formaggio più volte nella pancia. Quindi, gli abiti zuppi di sangue, camminò a piedi nel buio per una cinquantina di minuti finché non arrivò dai carabinieri: «Ho ucciso mia nuora».
Intorno alle venti e trenta di venerdì 8 aprile in una villetta a Villa di Tirano, tremila abitanti tra le montagne del nord della Lombardia, verso la Svizzera.

 

Liliana Mimou, 27 anni. Parrucchiera, origini magrebine, residente a Limbiate (provincia di Monza e Brianza), precedenti per ricettazione e rapina che risalgono al 2004, quando era ancora minorenne, qualche mese fa aveva rotto col fidanzato Davide Perseo, 25 anni, pregiudicato, perché non ne poteva più della sua violenza. Sabato sera andò a una festa di compleanno, poi l’ex la cercò «per parlare», i due si incontrarono nella Renault Modus nera di lei, parcheggiarono vicino al cimitero di Cusano Milanino, ben presto nacque una lite e a un certo punto lui le strinse un elastico portapacchi al collo finché non smise di respirare. Subito dopo tornò a casa, mandò giù un mix di farmaci, si segò le vene dei polsi, ma non riuscì a morire perché arrivarono i carabinieri.
Dopo le 4 di sabato 9 aprile accanto al cimitero di Cusano Milanino.

 

Fiorella Radaelli, 66 anni. Casalinga, viveva a Barlassina, provincia di Monza e Brianza, col marito Giuseppe Gallina, 70 anni, bancario in pensione, «pacifico, riservato», solito andare in giro in bicicletta, un figlio da un precedente matrimonio. I due litigavano di continuo perché lei da anni aveva il vizio delle slotmachine: ci buttava fino a duecento euro al giorno e s’era indebitata fino al collo. Più volte il Gallina era andato a prenderla di forza alla sala giochi del paese. Domenica scorsa durante l’ennesima discussione lui prese un coltellaccio da cucina e con quello la sgozzò. Poi legò una corda al balcone, l’altro capo se lo girò attorno al collo, e si buttò giù. Il legaccio si spezzò e l’uomo s’andò a schiantare sull’asfalto.
All’ora di pranzo di domenica 10 aprile in via Paganini a Barlassina, provincia di Monza e Brianza.

 

Ugo Tani, 56 anni. Originario della provincia di Ferrara, una passione per i cavalli, cuoco all’hotel Odeon di Cervia, «amabile, benvoluto da tutti, mite, sempre sorridente», viveva in una casa in affitto sul lungomare di Pinarella di Cervia con l’amante Antonio Colopi, 26 anni. Costui sabato notte uscì con gli amici e rincasò solo la mattina dopo verso le nove. Il Tani gli fece una scenata e allora lui, afferrata una mannaia, con quella gli segò la gola. Quindi scappò con la macchina del morto ma dopo sei ore s’andò a costituire dai carabinieri.
Mattina di domenica 10 aprile in un appartamento in via Puglie 6 a Pinarella di Cervia, nel Ravennate.

 

Valentina Tarallo, 29 anni. Originaria di La Loggia, nel Torinese, ricercatrice, dopo la laurea si era trasferita a Ginevra per frequentare un dottorato in microbiologia molecolare. «Brillante, dolce ma determinata», amava i viaggi e la danza. L’altra sera, dopo  la palestra, camminava verso casa quando uno che l’aspettava, alto, grosso, scuro di pelle, le spaccò il cranio con un piede di porco. La polizia svizzera cerca Djiby Ba, 36 anni, senegalese, denunciato per maltrattamenti, nel 2014, dall’ex moglie. Valentina aveva avuto una relazione con lui ma poi, spaventata dalla sua possessività e dalla sua violenza, l’aveva lasciato.
Verso le 23.30 di lunedì 11 aprile in avenue de la Croisette a Ginevra.

 

AMORI
 

TRE A Rio de Janeiro il 33enne Leandro da Silva Sampaio si è presentato da un notaio per sposarsi con due donne, Thais e Yasmin, con le quali convive da due anni e mezzo. La legge brasiliana che ha approvato alcuni anni fa le unioni stabili, o di fatto, non fa differenze per i generi né per il numero dei partner. La decisione di ufficializzare la convivenza a tre, spiega lo sposo, ha due motivi: uno pratico, per questioni di previdenza e assicurazioni mediche, il secondo «per poter mostrare che il diverso può essere buono e deve essere rispettato». Amici e colleghi hanno accettato felici la loro decisione, le famiglie no. Dice Leandro da Silva Sampaio: «Se sorgeranno problemi ne parleremo apertamente. La convivenza a tre è una questione di abitudine e maturità» (Roberto Cotroneo, Sette 15/4).

 

SALLUSTI Scrive Dagospia che Alessandro Sallusti ha lasciato la casa di Milano che divideva con Daniela Santanchè ed è andato a stare in un appartamento in affitto. Motivo: lei si è innamorata di Dimitri d’Asburgo Lorena, marito della sua migliore amica Patrizia. Negli ultimi tempi il principe e la Santanchè sono stati visti spesso insieme. Nessuno commenta il fatto, la deputata ha pubblicato su Instagram una foto che la ritrae insieme al figlio, all’ex compagno Canio Mazzaro (padre del ragazzo) e Sallusti. Il quale, ospite a Otto e mezzo, alla domanda di Lilli Gruber: «È vero che con la Santanché è finito l’amore?» ha risposto: «E a casa tua tutto bene?» (Alberto Dandolo, Dagospia 12/4 e 15/4).

 

ARMA Un sottufficiale dei carabinieri in servizio a Bologna s’è visto negare la promozione perché convivente, e non sposato, con una donna. «Per violazione dell’obbligo di contegno nella vita privata» l’uomo è stato anche punito con due giorni di consegna. Ha fatto ricorso al Tar, che però ha sentenziato: la promozione avrebbe potuto «indurre la cittadinanza a ritenere premiato un militare dalla condotta non esemplare». Tesi sposata già nel 2008 dalla Corte di Cassazione: i carabinieri, come gli appartenenti alle forze armate, argomentavano i giudici, «sono chiamati a una condotta esemplare a salvaguardia del prestigio del corpo di appartenenza» (Gianpaolo Iacobini, il Giornale 12/4).

 

DIVORZI L’olandese Jim Halfens ha inventato Divorcehotel.com: per mettere a punto i dettagli di una separazione, le coppie che vogliono lasciarsi si rifugiano in rilassanti hotel, con spa o vista mare, e fanno colloqui con avvocati e mediatori per la piena soddisfazione di tutte le parti. Costi a partire da 6.500 euro a fine settimana. Poi c’è Weworce: mette a disposizione degli iscritti un algoritmo matematico che analizza varie caratteristiche della coppia (grado di litigiosità, beni da spartire, età dei figli eccetera). Ai casi più semplici viene assegnato un mediatore familiare, mentre quelli più complessi vengono indirizzati verso un gruppo di esperti. Così i tempi si accorciano: se per una pratica classica serve circa un anno, grazie a questa app ci sono divorzi che si consumano in un mese. Supportpay è il sito che avvisa quando è il momento di far partire il bonifico per gli alimenti. Il portale Ourfamilywizard, invece, segnala quando un messaggio che si sta per spedire all’ex ha un tono troppo aggressivo. Infine Divorce Dating e Just Divorced sono le community che mettono in contatto persone divorziate in cerca di compagnia (Cristina Sarto, Io Donna 9/4).

 

SEGRETARI Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, ha scoperto di non essere figlio dell’uomo che ha sempre pensato essere suo padre. Inoltre: il suo vero genitore era sir Anthony Montague Browne, il segretario più fidato di Churchill. La storia è andata così: Anthony Montague Browne era un uomo molto bello, già sposato e con una figlia, quando ebbe una relazione con la segretaria Jane Portal, promessa sposa di Gavin Welby. La ragazza rimase incinta, ma prima ancora di accorgersene sposò il legittimo fidanzato e il 6 gennaio 1956 nacque Justin Welby. Nessuno ha mai avuto dubbi sulla paternità. Solo Shelagh Macklinon, amica di Jane Portal e altra segretaria di Anthony Montague Browne, ha sollevato la questione: anche questa donna, infatti, ebbe una relazione con il segretario e in seguito ne diventò la seconda moglie. Alla Macklinon il baronetto aveva confessato: «Ho una figlia dal primo matrimonio e forse un figlio, un giorno saprai chi è». La donna ha riferito questa frase a Charles Moore, ex direttore del Daily Telegraph, il quale ha fatto delle indagini e poi ha chiesto un appuntamento all’arcivescovo di Canterbury. Justin Welby non si è scandalizzato quando gli è stata riferita l’ipotesi sul vero padre. Ha acconsentito a sottoporsi ai test del Dna: Shelagh Macklinon ha consegnato una spazzola con i capelli dell’ex consigliere di Churchill, l’arcivescovo di Canterbury ha usato i tamponi per la saliva. Nella settimana di Pasqua il risultato: Justin Welby è figlio di sir Anthony Montague Browne, non di Gavin Welby. Il suo commento: «Scoprire che tuo padre è un altro non è così inusuale. Nella vita si conosce di peggio» (Fabio Cavalera, Corriere della Sera 10/4).

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