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Franco e Ciccio agenti provocatori

Rivedere un film di quasi cinquant'anni fa, "...Scusi, ma lei le paga le tasse?", e constatare una volta di più che tutte le tragedie italiane si annunciano tra grandi risate.

19 Febbraio 2018 alle 19:20

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Una figura con cui dovremo abituarci ad avere a che fare sempre più spesso è quella dell'agente provocatore - anche se, in questo clima di generale smobilitazione della civiltà giuridica, non è facile prevedere da dove spunterà, sotto quale divisa si acquatterà, quali interessi perseguirà. Prenderà sembianze mediatiche o giudiziarie, sempre che la distinzione possa reggere ancora a lungo? Quel che è certo, è che si avvicina a passo celere il compimento dell'idea di società prefigurata da Mani Pulite: una lotta fratricida di inquisizioni concorrenti all'ombra della Grande Inquisizione. 

La sciagurata idée fixe di Piercamillo Davigo - che vorrebbe sottoporre i funzionari pubblici a "test di integrità", con agenti di polizia che si fingono faccendieri o imprenditori per indurli in tentazione - è stata abbracciata con l'immancabile, stolido entusiasmo dai grillini, e ancora ricordo una tirata fanatica del senatore Maurizio Buccarella (sì, uno di quelli delle donazioni retrattili) che pregustava con l'acquolina in bocca una specie di Dies Irae dell'Onestà: "Immaginate il panico che potremmo seminare in tanti comuni, municipalizzate, regioni, magari anche in parlamento...".

La legge non lo permette, o non lo permette ancora. Per ingannare l'attesa, però, si comincia a seminare il panico qua e là, si fa qualche esercitazione informale, si appiccano i primi piccoli fuochi. Ecco allora brevettato, con l'inchiesta di Fanpage sui rifiuti campani, il prototipo dell'agente provocatore che non è neppure un agente, che non ha divisa o distintivo da nascondere. "Sono cose da Stasi", mi diceva ieri un amico avvocato, allibito come me, in una telefonata che entrambi ci auguriamo non intercettata; ma io, chissà perché, invece di pensare alla DDR e a Le vite degli altri mi sono ritrovato in testa quel vecchio film di Mino Guerrini - ...Scusi, ma lei le paga le tasse? (1971) - dove Franco e Ciccio, agenti del fisco, si inventano gli espedienti più arzigogolati per stanare gli evasori, fingendosi di volta in volta imprenditori che propongono affari imperdibili o cuori solitari in cerca di signore sospettamente facoltose. 

Come i lettori di questa rubrica sanno bene, le tragedie in Italia si annunciano sempre in forma di commedia; per poi dispiegarsi, undercover, come farse feroci.

Guido Vitiello

Fondatore, qui sul Foglio, dell'Ordine mendicante dei Padri weimariani, che pregano per scongiurare l'apocalisse della Repubblica. Bibliopatologo per Internazionale. Accanto a questi lavori largamente immaginari, insegno cinema alla Sapienza di Roma, collaboro anche con IL e scrivo libri di vario argomento. Tutto il resto (se c'è) è su guidovitiello.com

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