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Lettere rubate
Maledetti uomini, ovvero sette padri in sette anni. Prima o poi passano
Un libro che tiene insieme il lato comico e la cupezza di un bambino inseguito a sette anni dal finto padre ubriaco che gli fa sanguinare la faccia. Il romanzo di Andrev Walden
Non chiedo alla mamma del mio vero papà ma lei me ne parla lo stesso. Solo un pochino. Dice che sta in un paese lontano e che ha i capelli lunghi e neri. Come un indiano. Fa segno con la mano all'altezza del gomito per farmi capire. Non aggiunge altro, ma basta questo. Un indiano in un paese lontano. E’ la cosa più bella che abbia mai sentito.
Andrev Walden, “Maledetti uomini”
(Iperborea, 430 pp)
Andrev scopre a sette anni, con enorme sollievo, che il Mago delle piante non è suo padre ma soltanto l’ex fidanzato della madre. Una specie di hippie, falso invalido, ubriacone, che tira dei gran ceffoni anche la notte di Natale. Poi chiede scusa, ma per finta, e non gli importa di nessuna festa che non sia la sua, che non giri intorno a lui. Siamo in Svezia, agli inizi degli anni Ottanta. “Una volta ho avuto sette padri in sette anni. Questo è il racconto di quegli anni”, scrive Andrev Walden nella prima pagina di questo libro, giornalista e editorialista svedese che ha esordito con questo romanzo, vincitore del premio August, il più importante riconoscimento letterario svedese. E la dedica: A mia madre (N.B.: niente di passivo-aggressivo) ci annuncia che questo sarà un libro che tiene insieme il lato comico e la cupezza di un bambino inseguito a sette anni dal finto padre ubriaco che gli fa sanguinare la faccia.
Negli anni successivi, archiviato il Mago delle Piante, arriveranno l’Artista, il Ladro, il Pastore, l’Assassino e il Canoista. Maschi adulti disastrosi, contraddittori, che non mantengono mai la parola data e che vengono guardati con stupore dalla prospettiva di un bambino che non giudica: guarda e basta, racconta e basta, osserva e basta. “Nei giorni a Stoccolma la mamma comincia a frequentare un uomo. Fa il musicista e ha scritto una canzone che trasmettono continuamente alla radio. Me la ricorderò, dato che la odio con particolare trasporto, ma non mi accorgerò nemmeno del fatto che l’uomo che l’ha scritta esce con la mamma”. Madre che si arrabatta con lavoretti, che bandisce la televisione e la plastica e sceglie uomini mediocri, violenti o entrambe le cose. Non è un’eroina, ma è affettuosa, e uno di questi uomini una notte cerca di affogarla nella vasca da bagno. Andrev ha scelto di raccontarne sette, cioè quelli verso i quali ha avuto il dubbio di doverli chiamare: papà. “I padri sono come il brutto tempo e i dolori della crescita. Non si sceglie quando cominciano e finiscono: i padri arrivano e basta, e allora ti tocca stringere i denti. Dopotutto prima o poi passano sempre”. E poi si diventa grandi, e a volte uomini.