Ansa
Zero censure
Appello da un ex burocomunista, non si zittisca l'arte a Venezia, neppure quella dittatoriale
Sarei felice di affiancare all’inaugurazione prestigiosa dell’ente che ospita l’arte di Putin un taglio del nastro che premi chi mette in scena l’arte libera. Guernica, in senso pittorico, contro Guernica in senso bellico e dittatoriale
Il problema non è la libertà dell’arte, ma l’arte di stato. In questo senso ha perfettamente ragione il ministro Alessandro Giuli. Il padiglione che aprirà i battenti il 9 maggio prossimo non è della Russia, è di Putin, che ha scritto in Ucraina la sua Guernica a lettere di sangue e opprime l’arte e gli artisti come d’uso da quelle parti. Sul diritto all’autonomia di una fondazione di arte e cultura da direttive di stato non si può che dare ragione al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, più o meno per gli stessi motivi: lo stato che non deve opprimere non può nemmeno censurare un ente che sceglie il dialogo a oriente a tutti i costi. Si può sospettare che l’amicizia fogliante faccia velo, e distribuisca ragioni buone per tutti e torti per nessuno, la via dei sofismi. Ma non è così. Viene da suggerire invece un aperto conflitto, niente di amichettistico.
Ma come? Invece di aprire uno scontro burocratico, lo stato ospitante della Biennale apra uno spazio al dissenso artistico russo a Venezia, negli stessi giorni dell’esposizione putiniana. Una sede degna, finanziamenti seri, un appello al dissenso indirizzato ai russi e agli altri che non ci stanno, con il contributo dei privati. C’è poco tempo, ma non serve un evento leccato e laccato. Serve un atto conflittuale di tipo liberale che apra la possibilità intellettuale di introdurre un principio di pluralismo politico e artistico dove gli uomini e le donne di Lavrov e di Putin desiderano trionfalisticamente chiudere il discorso della legittimazione di una politica di regime odiosa. Posso andare a vedere che cosa combinano i buroautocrati dell’arte di stato russa e posso andare a vedere, io pubblico veneziano e internazionale, che cosa combina, magari a Palazzo Ducale, con le remore e con il beneficio di un’improvvisazione di uno slancio liberi, l’area del dissenso e dell’opposizione, negata in patria con la coazione ma legittimata in un paese libero.
Artisti di tutto il mondo contro la repressione autocratica del dissenso. E’ già un titolo. I contenuti non tarderanno a seguire. Metti un po’ di Ripa di Meana accanto alla Russia di Buttafuoco. Lo scrivo con qualche timidezza perché, essendo come Pietrangelo un avanzo del totalitarismo, io sovietico lui fascista (su questo al Foglio scherzavamo con un fondo amaro ma senza complessi), mi capitò mezzo secolo fa circa, funzionario del Pci a Torino, di incontrare Umberto Agnelli per chiedergli di moderare l’ardore pro Meana e pro Dissenso della Stampa, che sponsorizzava la venuta in sabaudia della famosa e magnifica Biennale dell’opposizione all’Urss. Non lo feci su ordine di Mosca, ma per evitare il craxismo culturale nella città dove lavoravo come dirigente comunista, anni prima di rompere con la mia tradizione personale e di famiglia e intraprendere una carriera di rigoroso anticomunismo e craxismo e poi berlusconismo motivati pubblicamente. Fu un incolpevole Vittorio Sermonti, non Breznev né Cernenko né Andropov, a combinarmi l’appuntamento censorio. Umberto Agnelli fu impeccabile, rivendicò l’autonomia della testata, e l’incursione burocomunista finì lì. Rivelai io stesso il misfatto in un articolo nella mia vecchia rubrica di Panorama, tanti anni fa. Ora sarei felice, non già di punire ancora una volta la Biennale, stavolta per opposte ragioni, ma di affiancare all’inaugurazione prestigiosa dell’ente che ospita l’arte di Putin un taglio del nastro che premi chi mette in scena l’arte libera. Guernica, in senso pittorico, contro Guernica in senso bellico e dittatoriale.
Esposizione Internazionale d'Arte
Materico e poco spettacolare. Il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia