Colonne, vista d'insieme dell'intallazione. ph Camilla Maria Santini
Esposizione Internazionale d'Arte
Materico e poco spettacolare. Il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia
Terra, gesti lenti e sculture che sembrano emergere da un tempo antico. Dalla penombra appare una foresta di oltre venti figure in ceramica, fino a un'atmosfera dove la luce riempie ogni cosa. Un racconto
Alla prossima 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia , il Padiglione Italia sceglie una strada poco spettacolare e molto materica: terra, gesti lenti e sculture che sembrano emergere da un tempo antico. Il progetto si intitola Con te con tutto e porta negli spazi delle Tese delle Vergini il lavoro dell’artista Chiara Camoni, nata a Piacenza nel 1974, con la curatela di Cecilia Canziani. Dal 9 maggio al 22 novembre prossimi, il padiglione diventerà così un paesaggio attraversabile, una specie di studio espanso dove la scultura non è soltanto oggetto, ma una presenza, un qualcosa che occupa lo spazio, chiede attenzione, e - soprattutto - un corpo davanti a sé Alla conferenza stampa di presentazione il ministro della Cultura Alessandro Giuli, dopo le ultime polemiche sulla partecipazione del Padiglione russo, ha partecipato via video. Camoni, ha spiegato, riesce a far dialogare arte e natura attraverso citazioni delicate del mondo etrusco, producendo una forma di "materialismo magico chiaramente fruibile e facilmente godibile", ricordando poi anche ricordato la direttrice artistica della Biennale, Koyo Kouoh, scomparsa di recente, è sottolineando come il progetto del Padiglione Italia si muova dentro il clima della mostra internazionale da lei immaginata, In Minor Keys. "L’Italia riuscirà ad esprimere una eccellenza artistica di grande forza e qualità", ha precisato il ministro. "L’arte è una delle migliori espressioni di un popolo ed è libera quando è libero il governo che le permette di esprimersi". Inevitabile anche un accenno alla discussione nata attorno alla riapertura del padiglione russo. "È una libera scelta della Biennale di Venezia, ne prendo atto", ha detto Giuli, senza aggiungere molto altro, prima di chiudere con un augurio che il padiglione "sarà una grande festa tutta dedicata alla libertà del Padiglione Italia".
"Ringrazio il ministro, la nostra è una diversità di posizione dettata dalle leggi e procedure conclama l’autonomia di una istituzione che da 130 anni in una città speciale come Venezia costruisce il sentiero dove chiusura d censura sono fuori dall’ingresso della fondazione biennale di Venezia" ha risposto il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco. Per poi tornare a quella che sarà una “festa”, una parola che torna nella lettura della curatrice Canziani, che immagina il progetto come una sorta di convocazione. "Non sarà un padiglione monografico nel senso tradizionale – ha precisato – ma uno spazio plurale, un luogo dove le opere si incontrano e dove il visitatore è invitato a prendere parte a una forma di esperienza più che a una semplice visione".
Il percorso comincia in penombra. Nella prima tesa appare una foresta di oltre venti figure in ceramica, poco più alte dell’uomo. Sono modellate a colombino o costruite con piccoli elementi di terracotta. Alcune hanno lineamenti riconoscibili, altre restano più aperte, quasi in trasformazione. Nella luce bassa sembrano presenze arcaiche – divinità minori, spiriti della terra – decorate con conchiglie, pietre, arbusti e frammenti di plastica raccolti nei dintorni dello studio dell’artista. Il visitatore attraversera’ così questo bosco silenzioso cercando lo sguardo delle statue, come se la scultura potesse restituire lo sguardo. "Con te con tutto è una dichiarazione di apertura, verso l’essere umano ma anche verso il mondo intero, che è sempre altro da noi", ha spiegato al Foglio l’artista. Il progetto nasce da una pratica domestica e condivisa. "Lavorando a casa, in giardino, mia figlia e i suoi compagni di scuola sono entrati nel processo creativo. In altri lavori era stata mia nonna. La materia porta con sé queste presenze".
La seconda tesa cambia invece completamente atmosfera. "Qui la luce è piena e la scultura diventa architettura: grandi figure femminili reclinate introducono a una costruzione che sembra affiorare dal terreno. Pavimenti, sedute, corridoi e piccoli giardini compongono una casa in formazione, un organismo aperto". All’interno prende forma la sezione Dialoghi, progettata da Fiammetta Griccioli e Lucia Aspesi. Accanto alle opere di Camoni compaiono lavori di Fausto Melotti, Alberto Martini e Marisa Merz, insieme a un’anfora etrusca del VII secolo a.C. e a due interventi contemporanei: la performance Canti fossili della coreografa Annamaria Ajmone e un montaggio filmico di Alice Rohrwacher costruito a partire da materiali del film La Chimera, dove i volti contemporanei si sovrappongono alle sculture etrusche del museo di Tarquinia. Al centro dello spazio si apre infine una piazza con sedute, mentre sul fondo appare il giardino.
"Qui il progetto trova la sua immagine più semplice: il tempo della scultura, quello umano e quello della natura che cambia stagione si incontrano nello stesso sguardo". Canziani ha poi riassunto il metodo di Camoni con un’immagine elementare: "Prendere un vaso e costruire un mondo" che in fondo è quello che ci sarà in tutto il padiglione. Non sarà una sequenza di opere, quanto una lenta costruzione di forme che nascono da gesti minimi – terra, mani, piccoli oggetti trovati – e che finiscono per occupare lo spazio con una presenza sorprendentemente calma.