Foto Lapresse
fino al 4 marzo
La fotografia d'autore ha trovato casa a Brera e parla al femminile
Dopo dieci edizioni, Photo Vogue è cresciuto fino a diventare un festival adulto, con un’identità chiara e una rete internazionale consolidata. Milano se ne accorga
Photo Vogue, il festival organizzato dalla rivista di moda di Condé Nast in corso fino al 4 marzo, è oggi l’unico appuntamento milanese dedicato alla fotografia che abbia un respiro davvero internazionale e una riconoscibilità fuori dai confini nazionali. La cosa strana non è che sia Vogue a organizzarlo, ma che il capoluogo lombardo continui, nonostante le grandi risorse di talenti e relazioni, a non esprimere una piattaforma stabile e strutturata per la fotografia d’autore. Qualche eccezione c’è: ma, al di fuori della grande mostra sulla fotografia tedesca alla Fondazione Prada e della retrospettiva di Nan Goldin all’Hangar Bicocca, l’offerta di livello museale resta episodica, e chi voglia confrontarsi con una programmazione continuativa deve spesso guardare altrove.
Ma tornando a Photo Vogue: il festival per la sua decima edizione si è spostato dalla sede storica di Base Milano, cool ma defilata, a un salotto di massimo prestigio: la Biblioteca Braidense a Brera. Due delle tre grandi sale monumentali ospitano le mostre; la terza, la sala di lettura, è stata trasformata in uno spazio per talk – rigorosamente in inglese e senza traduzione – che si susseguono quasi senza interruzione.
Photo Vogue è un’invenzione di Alessia Glaviano, storica photo editor del magazine che ha contribuito al successo della creatura di Franca Sozzani, che nasce per l’esigenza di individuare nuovi talenti che potessero rinnovare l’identità visiva della rivista. Il cuore del festival è una call che invita gli autori a proporre progetti su un tema, che vengono selezionati prima dalla rete di photo editor delle varie edizioni nazionali di Vogue e poi dal team di Glaviano. Le due mostre di quest’anno si concentrano su due temi: il primo è “Women by women”, che presenta i progetti di 45 artiste da tutto il mondo, il secondo è “East and South East Asian Panorama”, che propone 40 fotografi e videomaker di un’area oggi centrale nelle dinamiche dell’immagine globale.
Glaviano ha deciso di proporre, come omaggio al tempio del libro nel quale sono ospitate, un allestimento che richiamasse la centralità del libro nella diffusione della fotografia contemporanea. Ciascun progetto, infatti, è esposto nelle teche usate dalla biblioteca per i libri antichi e stampato sulle pagine di una rivista e distribuito su tre o quattro doppie pagine. Ne risulta una modalità di fruizione più intima, che si contrappone agli ingrandimenti fine art o alle gigantografie utilizzate in genere nelle mostre di fotografia. “Si tratta di un lavoro corale, con il quale ho voluto rendere omaggio al luogo che ci ospita”, spiega la curatrice: “A ciascun autore è dato lo stesso spazio, in modo democratico, e mi diverte il fatto che in un luogo storicamente riservato a nomi maschili, in questa occasione trovino spazio così tante donne”.
Quello dello sguardo femminile sulle donne non è un tema nuovo, anzi, riprende il titolo di una delle mostre presentate nella prima edizione del festival “The Female Gaze”. Eppure continua a essere un argomento centrale per il mondo della moda femminile, che per decenni è cresciuto offrendo uno sguardo maschile. I progetti presentati non sono, però, lavori “fashion”, anzi: molti trattano argomenti di attualità o aspetti lontani da passerelle e grandi stilisti. Tra i lavori più riusciti, segnaliamo Elizabeth Bick (Stati Uniti), Myriam Boulos (Libano), Laura Pannack (Regno Unito), Carla Rossi (Italia) e Magdalena Wosinska (Polonia).
Dopo dieci edizioni, Photo Vogue è cresciuto fino a diventare un festival adulto, con un’identità chiara e una rete internazionale consolidata. La sfida più ambiziosa resta uscire dalla nicchia e diventare un vero traino per Milano, incidendo in modo strutturale sulla scena della fotografia d’autore della città.