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La mostra
Attenti a quei due. Dall'alleanza tra arte, potere e fede nacque il Barocco
L’ambizioso progetto espositivo “Bernini e i Barberini” a Roma. Una sontuosa Santa Alleanza tra arte, potere e fede che sfidò con le armi dell’estetica il minaccioso fronte aperto dallo scisma protestante
Interloquì con otto papi, ma uno su tutti gli procurò imperitura gloria. Ecco perché quella sul possente sodalizio d’ideali, d’intenti e d’interessi che ha indelebilmente forgiato il volto di Roma barocca è una mostra B&B. L’ambizioso progetto espositivo “Bernini e i Barberini”, posto in essere (fino al 14 giugno) dalle Gallerie d’Arte antica di Palazzo Barberini per le cure di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, riguarda soprattutto lo stretto, intenso e fecondo rapporto tra due individui: Gian Lorenzo e Maffeo (poi Papa Urbano VIII); tra due schiatte: quella artistica dei Bernini, padre Pietro e figlio, e quella nobiliar-ecclesiastica dei Barberini; e tra due pianeti: quello religioso e quello artistico, che in questo frangente della storia sono decisamente allineati. Lo sguardo si consuma, ipnotizzato, su questa sontuosa Santa Alleanza tra arte, potere e fede che sfidò con le armi dell’estetica il minaccioso fronte aperto dallo scisma protestante. E perciò non c’è spazio qui, se non tangenzialmente, per le altre due B (Borromini e Berrettini) che pur di quelle circostanze sono state parte attiva.
Attenti a quei due, dunque. La mostra avvalora il sospetto che a ingravidare l’arte facendo nascere il Barocco siano stati proprio loro, il cardinale-papa e l’artista tosco-napoletano, incitato dall’ecclesiastico a praticare l’imitatio Buonarroti, a diventare il Michelangelo del suo tempo, a trasformarsi da scultore pure in pittore, architetto, regista e urbanista. Da parte sua, il porporato aveva preso il ragazzo sotto la propria ala su input di Paolo V, e una volta divenuto pontefice “appropriòsselo tutto come suo” – come scrisse il figlio Domenico nella biografia del padre – imponendo però a Bernini di abbandonare quei soggetti mitologici pagani ed eroticheggianti (Apollo e Dafne, Plutone e Proserpina) che avevano reso famoso l’enfant prodige e appassionato il mecenate cardinal Scipione Borghese, pure lui sedotto da quella imberbe bravura. Ma se con una mano Urbano aveva tolto, con l’altra grandemente elargì, affidando al trentenne scultore, ignaro d’architettura, l’immane e delicatissimo compito di allestire gli interni della nuova Basilica di San Pietro, quei vuoti e smisurati spazi della crociera basilicale, sotto la mega-cupola michelangiolesca. E giusto 400 anni fa (anniversario “puntato” dalla mostra) il Papa regnante consacrò la nuova San Pietro made by Michelangelo & Bernini a glorioso bastione della fede e perenne baluardo contro le eresie.
Il Baldacchino, sovrastante con le sue colossali colonne tortili la tomba dell’apostolo Pietro, è l’emblema supremo dell’arte barocca nella sua versione triumphans. Già, ma ovviamente il Baldacchino vaticano non è esposto a Palazzo Barberini… E allora cosa incontra lì il visitatore? Riguardo al monumentale ciborio berniniano trova rare incisioni e stampe delle diverse versioni progettuali, ma quanto al committente v’è uno schieramento, da serialità warholiana, di ben nove busti di papa Urbano, marmorei, bronzei, di porfido. La fama di Bernini ritrattista era fenomenale. C’è lo straordinario busto del nobiluomo inglese Thomas Baker, scolpito contro l’espresso volere del Papa, ma di fronte a 6.000 scudi… (quello di re Carlo I, autorizzato dal Sua Santità, era stato pagato 4.000). V’è poi un volto scolpito senza committente, per pura passione: quello di Costanza Bonarelli, moglie di uno scultore impiegato nei cantieri berniniani e amante, ahilei, di un Bernini di troppo (trescava in simultanea con Gian Lorenzo e con il fratello Luigi); il suo incarnato marmoreo è levigatissimo ma il suo bel viso di carne venne sfregiato su mandato dell’artista furioso, che tentò pure di uccidere il fratello. Un San Sebastiano controverso, ritrovato di recente, il modello dell’elefantino da cui la statua alla Minerva da poco danneggiata e tante altre opere (oltre 70, comprese le sue pitture) fanno da corona a questa meravigliosa mostra sull’amplesso ideale tra i due genitori del Barocco. Catalogo Allemandi di gran pregio.