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disumanizzazione

Educazione e intelligenza artificiale, un nuovo stato di necessità e di rischio 

Alfonso Berardinelli

Secondo l'articolo dello psichiatra e psicoanalista francese Serge Tisseron, l’AI è un ostacolo che si aggiunge a tutti gli altri ostacoli che rendono oggi sempre più complessa la pratica educativa: "L’AI commette errori, per questo ognuno di noi ha una responsabilità nel modo in cui la guida e la utilizza"

Leggo su Avvenire del 20 febbraio un lungo articolo dello psichiatra e psicoanalista francese Serge Tisseron che mi colpisce per la sua ambivalenza. Il titolo è apparentemente neutro, “L’educazione e l’intelligenza artificiale”, e il tono generale è quello di chi sta annunciando una buona notizia, cioè un progresso dell’educazione dovuto alle potenzialità dell’intelligenza artificiale. Ma di fatto la più sostanziale notizia è che siamo costretti a prendere atto di una realtà alla quale dobbiamo per forza piegarci e adattarci, volendo o non volendo.

 

Sono secoli e millenni che l’educazione viene praticata e si parla del modo migliore per impartirla. Si tratterebbe perciò di tenere conto di un’esperienza varia ma ben nota, a cui aggiungere solo qualche marginale modifica, su cui gli insegnanti dovrebbero concentrarsi di più quando fanno lezione, trasmettono un sapere accumulato e risvegliano l’intelligenza di bambini e giovani. L’articolo di Tisseron, invece, parte dalle circostanze negative nelle quali oggi si fa educazione a causa dell’AI che sta invadendo il mondo sociale. Tisseron parla subito delle “falle di sicurezza sfruttabili per far circolare notizie false; la possibile produzione di frasi incomprensibili, che vengono chiamate allucinazioni: e la tendenza a riciclare informazioni false senza verificarne la validità. Eppure l’AI può aiutare a trasformare in modo benefico le pratiche educative”. Può aiutare, ma non è detto che possa. Potrebbe ma “solo a condizione di riflettere sugli immaginari che veicola e sui suoi rischi”.

 

Poco più avanti, ecco come viene definito il nuovo stato di necessità e di rischio al quale siamo costretti a sottometterci per insegnare e per educare. Dunque l’AI è un ostacolo che si aggiunge a tutti gli altri ostacoli che rendono oggi sempre più complessa la pratica educativa: “Per evitare questi rischi, un’educazione alle possibilità e ai limiti dell’AI è essenziale. Imparare l’AI significa scoprirne l’impatto di basi di dati insufficienti, l’opacità degli algoritmi, i rischi di disinformazione e di cyber hacking, senza dimenticare l’importanza di un uso ponderato e frugale delle sue possibilità”. Dunque attenzione assolutamente necessaria al basso dosaggio di un mezzo e fenomeno di per sé tossico, pericoloso, allucinatorio, ingannevole. Infatti lo psicoanalista avverte e consiglia: “L’AI commette errori, si sbaglia, comprende male; per questo ognuno di noi ha una responsabilità nel modo in cui la guida e la utilizza (…) si devono prevedere delle protezioni sotto forma di divieti per i più giovani. Proponiamo: nessuno strumento digitale prima dei 3 anni, perché il bambino ha bisogno di contatti umani per costruirsi”.

 

E qui siamo al colmo. O meglio, alla verità. Se il digitale fa male sotto i 3 anni, non si vede come e perché possa fare bene a 5 anni, a 10, a 20, a 40, a 60. Qual è l’età in cui i “contatti umani” non sono necessari? Direi che questa ipotetica età non esiste. A questo punto si dovrebbe mettere in scena il vero problema. In che senso e in quale misura gli esseri umani si umanizzano interamente senza tornare indietro? Se il tema è questo, l’AI può servire a vari servizi, ma non serve all’integrità umana e alla sua “costruzione”. Se le humanities, come dicono i professori universitari, sono in declino, il digitale accelera questo declino e neppure i cosiddetti contatti umani saranno sufficientemente umani.

 

P. S. La disumanizzazione, secondo José Ortega y Gasset e Paul Valéry, era in attività fin dal 1920. Si parlò di arte disumanizzata e di uomo-massa. Poi si è arrivati all’uomo-macchina, non responsabile delle sue azioni. Il peggio è poi arrivato presto nel 1939 e nel 1945.

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