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Viaggi e cartoline dal mai: il mondo nuovo di Roberta Durante
Dal precinema veneziano alla geolocalizzazione delle emozioni, "Taccuino per scrittori di cartoline" di Roberta Durante attraversa cinquanta città per riscoprire il viaggio come esperienza linguistica e sensoriale. Tra memorie vere, deviazioni poetiche e love-in al posto dei check-in
In principio fu il Mondo Nuovo, caleidoscopio veneziano del precinema. In piazza San Marco, riporta Carlo Goldoni nei “Rusteghi”, la massima attrazione non solo infantile del suo tempo era uno strumento ottico di intrattenimento popolare, che consentiva visioni di stampe colorate e illuminate, per girare il mondo senza viaggiare. I rari alfabetizzati potevano leggere i romanzi dei Grand Tour, poi giù nei secoli fino ai treni inter-rail e alle compagnie low cost: oggi che quasi tutto è alla portata, il Mondo Nuovo è decidere di esplorarlo con i sensi altrui.
“Taccuino per scrittori di cartoline. Saluti e baci dal mai” segna il ritorno editoriale di Roberta Durante - insegnante mezza salentina e tutta trevigiana, videoartista e illustratrice - già in libreria per Einaudi con “I bimbi sperduti”, che mette in pausa i versi per immergersi nella prosa delle proprie memorie vere ben più che immaginate, tangibili quanto divertenti, legate a cinquanta città estremamente assortite. Il libro esce per la collana Umano/troppo/umano di Kellermann, minuscola e resistente realtà indie che trasmette da Vittorio Veneto, la finta antica: dove vogliamo andare?
Alla sala Blazen della stazione Leopolda di Firenze, ad esempio, dove Roberta venerdì 27 avrà uno slot nel non canonico orario delle 15 per affacciarsi al pubblico della rassegna Testo, dopo essere stata turista anche a casa propria. Sàrmede dei disegni, Portobuffolè (olè), Belluno ti giuro, nessuno, San Vito e il Cavallino che contano le stesse pagine di New York. Durante, vita natural, osa con Zacinto -”la prova del nove”- e indossa Alessandria, svicola le metropoli e vede poco mare: più scrive più vorrebbe scrivere, parentesi aperte che forse non verranno chiuse, o ne aprono di nuove.
Quasi noncurante come si vedesse da fuori, procede per assonanze, allitterazioni, accenti, arguzie, “questo delirare nell’etimo”: il viaggio parte da Lecce, che ha il profumo dell’origano selvatico e uno schizzo del sangue a-nemico dell’autrice. Le città già viste diventano vissute, quelle inedite tornano comunque più familiari: anche a questo serve la letteratura, no? E le prossime, oh le prossime, puntando il compasso a caso sopra il mappamondo: in tasca solo gli esercizi di Queneau, i giardini di Mirò, tempo libero giusto un po’. Forse alla fiera di Rho, oppure a Vo’, ora che si può.
Il volume traduce per certi versi l’esperimento di Pleens, mitologica applicazione ideata negli anni ZeroDieci da Filippo “Gallizio” Pretolani e Mafe de Baggis, destinata ad esseri umani con la volontà di lasciare la propria traccia virtuale nei luoghi, raccontando storie per segnare i posti, segnando posti per raccontare storie a chi vi passerà dopo. Geolocalizzare le emozioni, zigoviaggiare nelle esperienze altrui di modo da poterle rintracciare rivivendone i passi in loco, arricchirle mescolandosi con residenti stanziali: non check-in, ma love-in.
“Durante è pazza, al meno un tanto”, trancia nella prefazione Giulio Casale, autore e frontman dei conterranei Estra. E sovviene che l’aggettivo mato, nel Veneto comune, indica non solo la follia, ma qualcosa di non effettivo: lo sono le castagne non commestibili, l’erba spontanea e infestante, le parole mate che non muoiono nelle mani del poeta Ernesto Calzavara (riportate alla luce da Marco Paolini, il terzo di zona). Questi di Roberta Durante sono pure viaggi mati: perché sarà vero che le cartoline non si scrivono più, di certo si fa una fatica immane a imbattersi nelle cassette per depositare la posta, tra la metro di Bernauerstrasse e il Mauerpark di Berlino, la domenica mattina.