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Mutatis mutandis

Putin e i putinisti, i miopi e gli svogliati: Demostene aveva già visto tutto

Marco Archetti

“I traditori voi li fate parlare, e vi divertite! Ma c’è di peggio: permettete loro di fare politica. Guardate quante sciagure arreca dare ascolto a questa gente!”. La terza filippica dell'oratore greco sembra rivolta proprio a noi. Allora il nemico era Filippo II di Macedonia, oggi lo zar

Manca solo Trump. Poi c’è tutto: Putin, i putinieri a libro paga, i putinisti senza portafoglio, i putinoni senza cervello. E Atene sotto attacco, i traditori, Orbán, i miopi e gli svogliati, i Travagli e il pacifismo ambiguo, ReArm Europe, l’esercito comune e la dezinformatzija. “Demostene dà la scossa all’Ue” potrebbe essere il (sotto)titolo di questa requisitoria da volantinare fuori dalle scuole – dentro, ormai, si fa intrattenimento, o educazione affettiva. Dice: ma a cosa servono le materie umanistiche? Risposta: la terza filippica di Demostene (341 a. C.) sembra rivolta proprio a noi, qui e ora. Mutatis mutandis, certo. Ma il gioco è serio.

 

Questa orazione politica agli ateniesi – di quattro che ne pronunciò – aveva il dichiarato obiettivo di scuoterli perché, secondo Demostene, non si rendevano conto della pericolosità di Filippo II di Macedonia che, nel frattempo, avanzava minaccioso. Leggerla oggi ci suggerisce inevitabili comparazioni. Già nella prima filippica l’oratore aveva proposto il ReArm Greece, ma niente, proposta caduta nel vuoto, i Cinque stelle, l’Anpi e Vannacci non ci stavano. E gli ateniesi tutti tentennavano, senza capire l’importanza di unirsi e di far fronte – un fronte comune – per contenere l’espansionismo del barbaro, portatore di una minaccia già in atto sebbene le sue armi non fossero ancora puntate su Atene, capitale dell’arrendevolezza. Meglio pensarci subito, ammoniva Demostene, che lagnarsi dopo. “Non l’abbiamo visto arrivare”. Invece Filippo si vedeva arrivare benissimo: conquistava, occupava, imponeva tiranni in Eubea, abbaiava alle porte di Megara, instaurava tetrarchie in Tessaglia, interveniva in Tracia e destabilizzava il Peloponneso (“ha in mano Elide, una posizione chiave”) con l’unico obiettivo di “depredare i greci, aggredire le città e asservirle”. Non solo: dopo aver occupato Fere, “a questi sventurati ha detto di aver mandato lì i soldati per benevolenza, perché aveva saputo che stavano male, e aggiungeva che è proprio in queste circostanze che accorrono i veri amici”. Un Donbas tessalo-ellenico.

 

Demostene mette tutti sull’avviso e se la prende coi pacifisti: “Matto chi definisce pace quella per cui Filippo potrà alla fine aggredire noi dopo aver sottomesso tutti gli altri; pace di noi con lui, non sua con noi. Ecco quel che compra con tutto il denaro che spende: di poterci fare guerra, senza che noi la facciamo a lui”. Il curriculum di Filippo parlava chiaro: “Appena stipulata la pace, prese Serrio e Dorisco, e cacciò da Serrio le truppe lì stabilite dal nostro stratego. E badate, aveva appena giurato la pace!”. Il Putin macedone era un mancatore di parola e un cinico bellicista. “Chi prepara i mezzi per colpirmi,” reagiva Demostene, “è già in guerra con me”. E rilanciava: “Io sostengo che dal giorno in cui annientò i Focesi egli era in guerra con noi. Se già ora vi difenderete, sarete saggi; se lasciate andare, nemmeno quando ne avrete bisogno potrete difendervi”. Anche nelle città dell’Eubea, ormai, regnavano solo tiranni. “E in un’isola vicina a Tebe e ad Atene!” trasecolava Demostene, chiedendosi perché non trasecolassero tutti. “Non basta la Grecia, non basta il resto del mondo per la sua avidità!”. Se avesse potuto controbattere, il Vladimir macedone avrebbe tirato fuori le minacce all’esistenza della Macedonia o la denazificazione di Megara. Ma i greci? “Vediamo tutto questo e restiamo divisi come da fossati, una città contro l’altra, non siamo in grado di fare il nostro dovere e nemmeno il nostro utile, né di formare un’intesa per il reciproco aiuto. E lo guardiamo ingrandirsi e avanzare. Perché stiamo a guardare come si fa con la grandine?” (Ecco, magari l’esercito di Filippo era un pelo più efficiente di quello russo, che in avanzata trionfale proprio non è, ma ci siamo capiti).

 

Tema utili idioti e pupazzi prezzolati: “I traditori voi li fate parlare”, sbalordiva Demostene, “o per le invettive che lanciano, o per le calunnie, o per i lazzi, o per qualche altro motivo; e vi divertite! Ma c’è di peggio: permettete loro di fare politica. Guardate quante sciagure arreca dare ascolto a questa gente!”. Infine, l’appello: “Difendiamoci e prepariamoci: coi triremi, col denaro e coi soldati.”

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