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L'ingegno in mostra

Ponti, strade, ferrovie. Con “Evolutio” 120 anni di grandi opere in esposizione a Milano

Manuel Orazi

La mostra, organizzata da Webuild, con il suo imponente archivio storico composto di fotografie, documenti, video e testimonianze, racconta di come le infrastrutture abbiamo cambiato la vita delle persone e favorito la crescita e lo sviluppo economico e industriale di paesi e territori

Apre domani a Milano presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, e fino al 7 aprile 2026, “Evolutio”, la mostra organizzata da Webuild, con il patrocinio di Assolombarda, per promuovere il ruolo delle infrastrutture come motore di sviluppo economico, sociale e industriale. Le grandi opere e i grandi eventi non godono più del favore generalizzato che avevano un tempo, eppure negli anni 30 persino gli Stati Uniti del New Deal di Franklin Delano Roosevelt e l’Urss dei piani quinquennali di Iosif Stalin convergevano sulla necessità delle grandi opere per migliorare le condizioni di tutta la popolazione, alimentando un intero sistema economico produttivo e finanziario. Certo fra le due guerre mondiali era in ascesa l’astro di Keynes e le politiche di intervento pubblico da lui ispirate, ma ancora prima di allora gli stati nazionali ottocenteschi si erano distinti da quelli dell’Ancien Régime soprattutto per la costruzione di ferrovie, allora la tecnologia più avanzata.

 

Ad esempio nel Regno d’Italia il concetto stesso di nord e sud non esisteva prima dell’unità, perciò la costruzione della rete ferroviaria che unì per la prima volta tutto l’Adriatico – un migliaio di chilometri costruiti in soli nove anni – o l’altra tirrenica che arrivava fino a Napoli, contribuirono in modo silenzioso ma sostanziale a creare gli italiani come avrebbe voluto Cavour. “Evolutio” racconta dunque in mostra come negli ultimi centoventi anni ferrovie, strade, ponti, dighe, metropolitane ed edifici abbiano cambiato la vita delle persone e favorito la crescita e lo sviluppo economico e industriale di paesi e territori. Certo il gruppo Webuild, nato dalla fusione nel 2014 delle Spa Impregilo e Salini, dispone di un imponente archivio storico composto di fotografie, documenti, video e testimonianze – oltre un milione e mezzo, quasi tutti digitalizzati – perciò è in grado di costruire questo lungo racconto oltre a una ventina fra installazioni interattive e simulatori che ricreano l’esperienza degli stili di vita dagli anni 30 agli anni 70 e fino a oggi.

 

L’impatto delle infrastrutture può essere infatti così suddiviso: si parte dall’energia idroelettrica che a inizio Novecento, ben prima del fascismo, proveniva dalle dighe, inizialmente a fini industriali – perciò chiamata “oro azzurro” – e piano piano estesa alle abitazioni private, con relativo allungamento delle giornate e intrattenimento casalingo grazie alla radio. Quindi vengono sviluppati sempre di più i sistemi idrici, dapprima nelle città, fino alle zone rurali e montane dove ad esempio i bagni in casa, non solo al sud, arrivano molto tardi a volte oltre gli anni 60. Seguono le metropolitane di Roma e Milano a partire dagli anni 50, mentre oggi servono anche Napoli, Torino, Brescia e Genova. Infine le autostrade, i ponti e le ferrovie ad alta velocità che arrivano fino ai nostri giorni. Certo, nel Dopoguerra fu fondamentale l’ambizioso Piano Vanoni fondato su un’idea di programmazione economica a vasto raggio e ispirata dagli ideali cattolici del Codice di Camaldoli del 1943, un piano importante tanto quanto – se non di più – della coeva azione di Enrico Mattei. E’ insomma una controstoria d’Italia e di lunga durata quella che si può visitare da domani a Milano, vista più dal basso della cultura materiale invece che dall’alto della cultura delle idee.

 

E’ un’occasione anche per sfatare la solita immagine degli italiani creativi nella moda, in cucina, nelle arti, tutto vero per carità, per riscoprire piuttosto quella consistente parte di ingegneri, tecnici, periti, funzionari perlopiù anonimi non meno creativi che lavora in silenzio. Basti pensare alla grande triade del cemento armato Pier Luigi Nervi, Riccardo Morandi, Silvano Zorzi o al sistema dei tubi Innocenti – decisivo per i viadotti autostradali – che hanno portato questo tipo di professionisti a lavorare all’estero così come all’estero lavora soprattutto il gruppo Webuild oggi. In uno dei video relativi alla metropolitana infatti si può scendere virtualmente in alcune delle tante stazioni realizzate dal gruppo non solo in Italia, ma anche a Salonicco, Riad, Copenaghen, Parigi, Lima, New York, San Francisco, Sydney, Melbourne, Perth, per un vertiginoso totale di 891 chilometri di linee costruite fino a oggi. Di certo è molto opportuna la sede della mostra ovvero il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia intitolato a Leonardo da Vinci perché era andato a Milano non per dipingere al Cenacolo, ma come ingegnere idraulico.

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