Ansa
Acquisti scandalosi
Il MiC compra un Ecce homo di Antonello da Messina e tutti s'indignano
La piccola tavola doveva essere battuta all'asta, ma è intervenuto prima il ministero. Le critiche sono gratuite e disinformate: secondo i detrattori dell’acquisto, avrebbe dovuto spedirlo nelle mani di qualche sceicco, emiro o Bezos del caso
In Italia quando si parla di arte, o più in generale di cultura, si usano due, tre, quattro pesi e altrettante misure. Vedi il caso di una piccola tavola di Antonello da Messina, un Ecce Homo con sul retro San Gerolamo penitente del 1465. Premetto di non saperne nulla di arte antica. Il dipinto, proveniente da una collezione privata americana, doveva essere battuto all’asta il 5 febbraio a New York dalla casa Sotheby’s, con una stima fra i 10 e i 12 milioni. Prima dell’asta il dipinto è stato ritirato perché – non è ancora ufficiale – pare che il ministero della Cultura abbia aperto il proprio salvadanaio e l’abbia comprato.
Bene? Secondo me sì. Secondo altri no. I soldi per la cultura mancano e andrebbero spesi non per comprare l’opera di un artista di cui ne abbiamo tante. Cosa non del tutto esatta perché Antonello non ha prodotto molto, come Morandi, Fontana, de Chirico, ma anche meno di Caravaggio. Di conosciuti ce ne sono quaranta o poco più. L’Italia ne ha circa 19, meno della metà sparpagliati in vari musei. Di Ecce Homo Antonello ne ha dipinti quattro. Uno è al Metropolitan di New York, uno a Palazzo Spinola a Genova, uno alla Galleria del Collegio Alberoni a Piacenza e uno, appunto, quello di Sotheby’s. Due furono dipinti nel 1470, uno nel 1473 e quello in questione è del 1465, il primo e l’unico con sul retro un’altra opera. Quindi, a occhio e croce, più raro. E’ logico che il ministero se lo voglia riportare a casa e metterlo in uno dei suoi tanti musei. Agli Uffizi, magari, dove di Antonello c’è un polittico (che a me non piace neanche tanto). Ma un ministero, un ministro di destra, è impossibile che segua la logica, sarebbe una contraddizione. Deve per forza agire a casaccio e scriteriatamente e con qualche inutile secondo fine. Secondo i detrattori dell’acquisto, avrebbe dovuto lasciarlo nell’asta e spedirlo nelle mani di qualche sceicco, emiro o Bezos del caso, destinandolo ad un caveau per sempre nascosto agli occhi del pubblico. Un po’ come è accaduto al Salvator Mundi di Leonardo, venduto ai sauditi per 400 milioni e scomparso, per ora, nel nulla. Anche se di Leonardo su quella tavola era rimasto talmente poco da lasciare qualche dubbio sull’originalità. In Francia un’opera restaurata oltre una certa percentuale non è più considerata originale (una legge che dovrebbe essere applicata anche agli esseri umani quando eccedono nella chirurgia plastica).
Ma tornando all’Antonello, le critiche al ministero sono gratuite e disinformate. Nessuno dice che i due contendenti che si sono scannati per aggiudicarsi un disegno di Michelangelo, facendolo arrivare a più di 27 milioni di dollari (era stimato fra 1,5 e i 2 milioni), sono due veri idioti. Perché sì, il piede è lo studio di quello della Sibilla Libica della Cappella Sistina, ma non è una rarità, di disegni di piedi e altre parti del corpo Michelangelo ne ha fatti parecchi, e anche migliori. Chi se lo è accaparrato, ha acquistato un semplice feticcio, tanto per dire che ha un Michelangelo, come quelli che hanno comprato Messi a Miami o Ronaldo a Riad. Se il ministero fosse andato a spendere soldi per quel disegno, allora sì avremmo dovuto scandalizzarci. Il problema è che da noi, quando qualche sciocco straniero butta via i soldi per un’opera italiana, si grida al record e al miracolo. Ci si vanta come se Michelangelo fosse nostro nipote. Mentre se è il governo, di qualsiasi parte sia, a fare una cosa intelligente si urla allo scandalo, allo spreco, alla corruzione. Meglio risparmiare per quando sarà necessario comprare per qualche ambasciata nel mondo una scultura di Pomodoro o di Vangi o magari, per rimanere sul classico, di Mitoraj. Così non si sbaglia mai. Oppure aspettare che il Ponte sullo Stretto sia finito e andare a vedere, con l’alta velocità Messina-Palermo, il quadro di Antonello più famoso: L’Annunciata che, in effetti, è meglio dell’Ecce Homo appena acquistato.