FACCE DISPARI
Guglielmo Incerti Caselli: “Si legge l'anima nella scrittura a mano. Ridiamo la stilografica ai bambini”
È boom di disgrafia, di posture sbagliate e l'abuso di tastiere ci sta sta privando del gesto grafico, che “se non viene esercitato, si perde”. La grafologia lancia l’allarme e chiede una nuova alleanza tra scuola, carta e penna. “La scrittura attiva tredici aree del cervello”
Come siete messi con la penna? La impiegate spesso o soltanto per apporre la firma? L’uso di smartphone e tastiere vi sta privando del gesto grafico? Sono le domande che vi rivolgerebbe Guglielmo Incerti Caselli, classe 1956, milanese nato per caso a San Severo in Puglia, il quale dopo cinque lustri di lavoro in Garzanti si dedicò al suo interesse per la grafologia fino a farne la propria attività. A marzo celebrerà il cinquantenario dell’A.g.i., l’Associazione grafologica italiana che conta 650 soci e di cui è presidente nazionale. A settembre terrà a Bologna il Festival Manu Scribere giunto alla quinta edizione, con tre giorni di dibattiti e laboratori.
Perché da grafico editoriale è diventato grafologo?
Nutrivo sin da ragazzo una grande passione per l’animo umano. La scrittura, che è unica come le impronte digitali, permette di guardarci dentro e scandagliare tutti i nostri aspetti, anche se il grafologo non pretende di sostituirsi alle competenze degli psicologi.
È sufficiente esaminare un foglio vergato a mano per catturare i tratti di una personalità?
La mia associazione è impegnata da tempo in un enorme lavoro di divulgazione, con cui sta sfatando il mito che attribuiva alla grafologia capacità quasi divinatorie. Non siamo astrologi né cartomanti. Per stilare un profilo il più corretto possibile c’è bisogno di un’anamnesi dettagliata ed è opportuno disporre di più reperti, magari prodotti in tempi diversi, perché la scrittura evolve con noi. Assieme al nostro bagaglio di esperienze, di successi e delusioni.
Qual è la grafia autentica di una persona?
Quella spontanea, quando non è vincolata alla bella scrittura. Si dice che per un grafologo l’ideale sia esaminare una lista della spesa.
Quant’è difficile scoprire una contraffazione?
La grafologia forense è un aspetto importantissimo della nostra disciplina e si applica a una vasta casistica, dal settore bancario ai testamenti alle lettere anonime. Nel Festival della Scrittura a mano dello scorso anno, che aveva il crimine per tema, abbiamo esaminato il depistaggio nel processo Borsellino quater con le annotazioni falsamente attribuite a un pentito. Bisogna sapere che tra i circa 120 segni contemplati dalla scuola italiana di grafologia ci sono quelli “fuggitivi”, che ciascuno traccia senza accorgersene ma lo rivelano.
È fondato il luogo comune sulla grafia dei medici?
Non mi faccia dire che una bella grafia corrisponde a un cattivo dottore, ma salvo eccezioni possiamo metterla così: una scrittura chiara è più frequente tra i medici meno intuitivi, che hanno bisogno di ricorrere a un maggior numero di esami per giungere a una conclusione. Viceversa, quelli che scrivono peggio sono spesso dotati di maggiori capacità diagnostiche.
C’è una scrittura che porta a esempio nei suoi seminari?
Quella di Madre Teresa di Calcutta. Quando la mostro, prima ancora di sapere che sia sua, chi la guarda l’associa a una persona di determinazione eccezionale e volontà di ferro.
Perché è importante utilizzare la penna?
I neuroscienziati ci ricordano che la scrittura manuale attiva tredici, quattordici aree del cervello contro le tre di quella al computer. I bambini che utilizzano esclusivamente strumenti tecnologici perdono la micromanualità e manifestano ritardi cognitivi. Perciò in Norvegia, Svezia e in alcuni stati americani hanno reintrodotto penna e quaderno dopo averli sostituiti con il tablet. Il regresso o il disagio nel gesto grafico rappresenta un grandissimo segnale d’allarme: secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, i casi di disgrafia nelle scuole primarie e secondarie di primo grado sono balzati dai circa 30 mila dell’anno 2013/14 agli oltre 120 mila del 2023/24. Quando non sia dovuta ad altri fattori, come la dislessia, la disgrafia si manifesta in eccessiva lentezza, affaticamento, problemi di occupazione dello spazio, costruzione sbagliata delle lettere fino alla illeggibilità. Spesso basta un semplice percorso di recupero, ma l’importante è non cedere alla comodità di risolvere tutto col passaggio al pc. Il ministro Valditara ha recepito nelle nuove linee guida anche i suggerimenti della nostra associazione.
Quanto incidono gli strumenti adoperati a scuola?
Moltissimo. Io usavo ancora il pennino, poi ci fu la stilografica. Oggi i bambini preferiscono alla biro il roller, ma può assecondare abitudini sbagliate come scrivere di sbieco o con una gamba sotto il sedere, mentre pennino e stilografica obbligavano a una impugnatura e a una postura corrette. Il gesto grafico sbagliato finisce per falsare la pressione sul foglio: chi vi scarica troppa energia si sentirà spossato o dolorante al termine di un tema in classe. Il problema non riguarda solo i bambini: ho tenuto corsi di recupero a candidati bocciati all’esame di procuratore legale per la grafia incomprensibile. Se non viene esercitato, il gesto grafico si perde. Bisogna ritrovare la bellezza della penna, la poesia dei materiali, l’amore per la carta.
Quali obiettivi vorrebbe realizzati?
Seguiamo con attenzione la proposta di legge per istituire la Settimana italiana della scrittura a mano, già approvata dalla commissione Cultura della Camera, e siamo tra i promotori della candidatura all’Unesco del corsivo come patrimonio immateriale dell’umanità. Un riconoscimento già ottenuto dalla scrittura araba, che vorremmo anche per quella in alfabeto latino.