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l'intervista

Il bello del nazionalpop. E inaugurare i Giochi è un po' come fare “Aida”. Parla Damiano Michieletto

Alberto Mattioli

Dall’opera al cinema, fino alla cerimonia a San Siro per il via alle Olimpiadi, diretta con Marco Balich. "L’armonia che mettiamo in scena c’è anche fra noi che la progettiamo. Abbiamo lavorato benissimo perché ci teniamo tutti molto", dice il regista. "Adrenalina pura, ma non mollo la lirca: tra due giorni presento Otello alla Scala"

"Siamo una squadra fortissimi”. Cita Checco Zalone, suo avversario al botteghino del cinema, “ovviamente imbattibile, però Primavera è andato inaspettatamente bene, due milioni e 400 mila euro d’incasso, per un film del genere, in costume, su Vivaldi, non era scontato. Certo, un pochino meno di Buen camino”, segue risata. Parola di Damiano Michieletto, 50 anni, regista d’opera geniale quindi amatissimo oppure odiatissimo, in questo mondo le mezze misure non sono previste nemmeno per le mezze calzette, figuriamoci per i veri grandi, ora anche di cinema, en passant firma del Foglio e adesso fra gli autori della cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi, venerdì a San Siro. Ora, sulle Olimpiadi in generale e su queste milanesi in particolare si può anche pensare che siano una colossale rottura di scatole, ma restano sempre l’evento più globale che esista. Dunque, un Michieletto a cinque cerchi. Ma “direttore creativo” che vuol dire, esattamente? “Che ci sono vari segmenti e molti autori, a partire da Marco Baliuch che è il grande esperto di questi spettacoli e supervisiona il lavoro di tutti noi. Non ci sono solo io, ci sono Simone Ferrari, Lida Castelli, Lulu Helbek, Andrea Farri che ha composto le musiche originali, Bruno Poet per le luci, Massimo Cantini Parrini per i costumi, e naturalmente Paolo Fantin per il design, insomma una bella squadra”. Già, non poteva mancare Fantin, lo scenografo che collabora da sempre con Michieletto cui sta come il burro alla marmellata, o forse viceversa. In scena, se si può dire così, ci saranno Mariah Carey, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore, i ballerini dell’Accademia della Scala e, new entry, Cecilia Bartoli, la cantante lirica italiana più venerata nel mondo. E qui, Michieletto, confessi che è stato lei a convincerla… “Le ho telefonato io a nome del team creativo, ma non c’è stato bisogno di convincerla perché ne è stata felicissima”. E così la presenza di SCNSD (Santa Cecilia Nostra Sempre Divina) compenserà quella di Bocelli. “Questo però lo dice lei”.

Divertito, Damiano? “Molto. Le Olimpiadi le ho sempre seguite in tivù, come tutti. Ma fare una cerimonia olimpica è una di quelle cose che ti capitano una volta nella vita. Se ti chiamano da un altro paese scatta la professionalità, se lavori nel tuo ci devi aggiungere una dose di emozione, è un altro impatto, una botta di adrenalina. E poi è molto bello stare a progettare e a provare fuori da San Siro, nei tendoni, come se fossimo un circo o un carro di Tespi o un teatro tenda”. I contenuti dello show sono segretati e tali devono restare, consegna finora rispettata perfino in un paese come l’Italia dove segreto non resta mai niente. Però si sa che il tema scelto è quello dell’armonia. “Il simbolo è chiaro, di armonia c’è molto bisogno a tutti i livelli. Ma “armonia” è una parola che si usa anche in musica. Al di là dei tecnicismi: si tratta di mettere insieme suoni diversi, di armonizzarli tenendo conto delle loro differenze, di trovare legami senza annullare tensioni. Da raccontare, è un bellissimo concetto. Arrivano sportivi da novanta paesi, la diversità è una ricchezza da accogliere”. Sarà, ma in questi show taglia extra large, il kitsch è sempre dietro l’angolo, e talvolta davanti… “E’ chiaro che la cifra dello spettacolo deve essere estremamente popolare, siamo in mondovisione. Però subentrano due caratteristiche molto italiane su cui scommettiamo. Una è la cura del dettaglio, che è da sempre la forza del “made in Italy”. Paradossalmente, tanto più importante perché siamo in tivù. Un costume in teatro lo vedi sempre da lontano, sullo schermo anche da vicino”. E l’altra? “L’altra è il divertimento, la comicità, il gioco: l’ironia. La si vedrà nelle immagini, nei colori, nella gestualità”.

Carico, il Damiano olimpico? “Molto. Sarà una bella cerimonia. L’armonia che mettiamo in scena c’è anche fra noi che la progettiamo e no, non è una banalità da intervista, abbiamo lavorato benissimo perché ci teniamo tutti molto. A partire da Balich che è il veterano di questi spettacoli, ha un’esperienza che nessuno ha, l’abitudine e la consapevolezza a pensare in grande”. Michieletto, regista intellettuale, “provocatore” come si dice in cretinese, che mette in scena quella che dentro la Ztl potrebbe anche essere considerata una baracconata… “Verdi scrisse Aida per celebrare l’apertura del nuovo teatro del Cairo. L’opera lirica è sempre stata uno spettacolo nazionalpop, si può creare il bello anche essendo popolari, e viceversa. E’ qui che si inserisce quel gusto del dettaglio che è così ‘nostro’ e che spero darà qualità a tutto”. Michieletto fa il cinema, Michieletto fa le Olimpiadi, l’impressione è che si sia stufato di fare il regista d’opera. “Ma no. Due giorni fa ho presentato alla Scala il progetto dell’Otello per la prossima prima del 7 dicembre”.

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