World History Encyclopedia (Google creative commons)

La sfera del tempo

La Germania della Rivoluzione conservatrice: torna, ricco di note, il saggio di Armin Mohler

Tommaso Tuppini

Nella sua opera lo studioso svizzero e segretario di Ernst Jünger racconta la Germania negli anni di Weimar, tra la catastrofe appena vissuta e quella che si preparava, divenne il teatro di un sommovimento spirituale tra i più tellurici del secolo

Un enigma grava (o, forse, gravava) sul cuore dell’Europa: la Germania, nazione in bilico tra occidente e oriente, industrialismo e fremiti mistici, liberalismo e tendenze autoritarie, cattolicesimo e protesta. Negli anni di Weimar, tra la catastrofe appena vissuta e quella che si preparava, divenne il teatro di un sommovimento spirituale tra i più tellurici del secolo: la Rivoluzione conservatrice, che è anche il titolo di un monumentale saggio di Armin Mohler, studioso svizzero e segretario di Ernst Jünger, pubblicato per la prima volta in traduzione integrale da Passaggio al Bosco (sì, proprio loro). La Rivoluzione conservatrice uscì nel 1950 e, per volontà di Marco Tarchi, già circolava in una traduzione del 1990, priva però del nutritissimo apparato bibliografico con gli elenchi commentati di ciò che i conservatori rivoluzionari – soprattutto Spengler, Mann, i due Jünger, Moeller van den Bruck, von Salomon, Schmitt, Benn – hanno scritto tra il 1919 e il 1932.

 

L’espressione fu coniata da Hugo von Hofmannsthal in una conferenza all’università di Monaco, nel 1927: “Il processo di cui parlo non è altro che una rivoluzione conservatrice, il suo fine è la forma, una nuova realtà tedesca alla quale possa partecipare l’intera nazione”. Quale forma? Essenzialmente, una diversa struttura del tempo. Per la nostra civiltà il tempo è una linea: ciò che è stato è stato, il futuro sta in grembo a Zeus, e il presente si limita a fare da ponte. Quello della rivoluzione tedesca è invece un “tempo sferico”: “La sfera è in contrapposizione più netta con la linea retta unidirezionale che non il cerchio. Essa significa che tutto è inserito in ogni momento; che passato, presente e futuro coincidono. Nel suo segno, il mondo vuoto torna a riempirsi e l’essere evanescente si inserisce nell’attimo riempito”. Passato e futuro sono articolazioni dell’attimo. Conservazione e rivoluzione, eredità e slancio, pesantore della terra e stacco del cielo sono aspetti di un presente che li ingloba e mobilita. Essere conservatori, diceva Moeller, non significa genuflettersi davanti alle rovine, ma “creare le cose che vale la pena di conservare”. Non c’è tradizione né “prima” se non in funzione dell’“adesso”, che non la riceve come un “dato di fatto”, ma la assimila, la ripete ricreandola, inoltrandosi verso il “poi”, il futuro che già stringe in pugno. Al contrario di ciò che pensano reazionari e arruffapopoli, i quali, malati di nostalgia e utopia, spezzano l’integrità sferica del tempo e svuotano il presente di senso.

 

Come Heidegger scrive in Essere e tempo, pubblicato lo stesso anno della conferenza di Hofmannsthal: “La ripetizione non mira al passato e non mira al progresso. Per l’esistenza autentica entrambi sono, nell’attimo, indifferenti”. Conservare è l’azione del presente creatore, è il compito affidatoci da quell’“oggetto singolare” – come lo definisce Adriano Scianca nel saggio conclusivo – che fu la Rivoluzione conservatrice, “cioè la Germania. Cioè l’Europa”.

Di più su questi argomenti: