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gli appuntamenti

Dimore riaperte tra la Milano romantica e la periferia

Francesca Amé

Dal Palazzo con le doppie colonne in stile ionico in "territorio Borromeo", fino al leggendario Cinema De Amicis, dal 2002 in stato in abbandono. In mezzo, l'apertura delle porte di Villa Pestarini ad Alcova per la prima volta

Indirizzi nuovi da appuntare per il flaneur milanese stanco dei soliti posti. Il primo è centralissimo, eppure fino ad oggi inesplorabile. Al civico 41 di via Manzoni, facciata neoclassica piuttosto importante, da guardare meglio in prospettiva, dall’altro lato del marciapiede: doppie colonne in stile ionico, in granito rosa, reggono il balcone del piano nobile su cui si affacciano 25 finestre decorate, in alternanza, con forme triangolari e curvilinee. Sul cancello è scolpito in ferro battuto il motto “Humilitas” a dirci subito che siamo in “territorio Borromeo”, nello specifico di quel ramo della famiglia che si chiama Borromeo D’Adda (se vi suona famigliare, sono gli stessi che, tramite apposita fondazione, ben si adoperano nel settore dell’educazione dei più piccoli). Il Palazzo apparteneva infatti al marchese Febo D’Adda, che fu mercante sveglio, colto e amante del bello, uno tenuto parecchio in considerazione nella Milano dei primi anni Venti dell’Ottocento tanto da meritarsi le ripetute visite di quel giramondo di Stendhal che nella sua stessa autobiografia spende più di un passaggio sullo scalone incantevole, sui salotti e anche sull’ottimo cibo che viene servito in quel “superbe” palazzo. “Era la prima volta – scrive – che l’architettura mi faceva questo effetto”. Un principio di Sindrome di Stendhal l’abbiamo provato in effetti anche noi fin dall’attraversamento del primo cortile interno, uno di quelli che regolarmente finiscono in copertina nei servizi dedicati alla “Milano segreta” da scovare dietro le facciate dei palazzi del tempo che fu. Lo stupore aumenta salendo lo scalone (rimasto tale e quale a quello percorso da Stendhal): gonfaloni, ritratti di famiglia, lampadari importanti ci accompagnano al salone del primo piano eccezionalmente aperto e visitabile perché ospita, ma solo fino al 13 dicembre, la mostra “Ritratti della Milano romantica”, nata dalla collaborazione tra le gallerie Apolloni e Brun Fine Arte, che del conte Carlo Borromeo d’Adda sono cari amici. Diversi interessanti ritratti firmati da Hayez sono in mostra – tra i pochi in circolazione sul mercato privato – e varie chicche, tra cui l’enorme ritratto che Giuseppe Molteni dedicò a Carolina Blondel Maumary, di cui è divertente ricostruire il guazzabuglio genealogico: era la cognata di Massimo D’Azeglio poiché D’Azeglio, che aveva sposato in prime nozze rimanendo presto vedovo Giulia Manzoni, a sua volta figlia di Alessandro ed Enrichetta Blondel, poi sposò Luisa Maumary, a sua volta vedova di Enrico Blondel, fratello di Enrichetta. Luisa era dunque la sorella della Carolina ritratta.

 

Lasciamo l’Ottocento e la Milano Romantica e ce ne andiamo in periferia, ché Alcova, piattaforma tra arte e design che ogni volta scova posti e temi apprezzati dal pubblico e dagli addetti ai lavori, ha annunciato quello che si profila ancora una volta come il progetto più originale della prossima Design Week (20-26 aprile). Alcova apre infatti per la prima volta le porte di Villa Pestarini, l’unica progettata da Franco Albini in città. Siamo in via Mogadiscio, zona piazzale Tripoli, non troppo distante dalla metro rossa Bande Nere: qui un poco più che trentenne Albini elaborò un razionalismo poetico fatto di volumi bianchi, balconi affacciati sul giardino, interni scanditi da scale sospese e arredi unici che sono stati meticolosamente preservati dai proprietari (bravi). Già immaginiamo le code all’ingresso: Villa Pestarini by Albini si contenderà il primato con l’altra sede che Alcova, fondata da Joseph Grima e Valentina Ciuffi, riaprirà per l’occasione. Non ci si deve spostare di molto: andiamo a Primaticcio, all’Ospedale Militare di Baggio, già esplorato con successo da Alcova qualche edizione fa e qui indagato in spazi nuovi, tra cui la chiesa e gli archivi, che riaprono dopo tempo immemore.

E sempre a proposito di rigenerazione creativa di case e di luoghi anche il leggendario Cinema De Amicis di via Caminadella, aperto nel 1960 e dal 2002 in stato di abbandono (una decina d’anni fa era stato temporaneamente occupato da studenti), rinasce in forme nuove. Dopo il necessario restauro le ex sale di proiezione diventeranno la nuova sede di Kruso Art, promettente casa d’aste parte di un gruppo bancario, Kruso Kapital (ché per questo genere di investimenti servono spalle larghe). Dalla prossima primavera il De Amicis sarà lo spazio espositivo della casa d’aste, sede di vendita delle opere d’arte, ma anche di incontri culturali e di mostre aperte al pubblico.

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