la cinquina

Cinque libri che non potete perdere 

Annalena Benini

Simone de Beauvoir, Harper Lee, Alfonso Berardinelli, Matteo Marchesini, Elsa Morante, Emanuele Dattilo, Alberto Arbasino, Giovanni Agosti e tutto il gran mondo che portano con sé in questi libri di libri

Una piccola costellazione di cinque libri che parlano al presente passando attraverso un Novecento vivo, inquieto, luminoso. Si parte con il ritorno del “Secondo sesso”, dove Simone de Beauvoir smonta con ironia e precisione l’eterno dibattito su “che cosa sia una donna”, e lo fa con una verità che attraversa i decenni. Poi l’antologia “Saggisti italiani del Novecento”, un viaggio nella forma più libera del pensiero: da Croce a Ortese, da Gadda a Gobetti, un secolo di idee in movimento. Harper Lee riappare con gli scritti degli esordi, “La terra del dolce domani”, la sua capsula del tempo. L’“Album Morante” ricompone una vita attraverso foto, appunti, case, amici, gatti: un ritratto affettivo e mai didascalico. E poi Arbasino, con “Fratelli d’Italia”, a cura di Giovanni Agosti, romanzo geniale e rissoso, festoso e tragico. Cinque libri da tenere lì sul vostro comodino.

 

“Il secondo sesso”, Simone de Beauvoir (il Saggiatore)

Il secondo sesso, Simone de Beauvoir Ho esitato a lungo prima di scrivere un libro sulla donna. L’argomento è irritante, soprattutto per le donne; e non è nuovo. La querelle del femminismo ha fatto versare molto inchiostro, ora è pressoché conclusa: non parliamone più. Tuttavia se ne parla ancora. E non pare che le enormi sciocchezze raccontate nell'ultimo secolo abbiano chiarito molto il problema. D’altronde c’è forse un problema? E qual è? Ci sono anche delle donne? Certo è che la teoria dell'eterno femminino conta ancora adepti; mormorano: ‘Perfino in Russia, loro restano sempre donne’; ma altre persone, ben informate – e talvolta anche le stesse – sospirano: ‘La donna si perde, la donna è perduta’.

Non è più chiaro se esistano ancora donne, se esisteranno ancora, se dobbiamo augurarcelo oppure no, quale posto occupino in questo mondo, quale posto dovrebbero occupare. ‘Dove sono le donne?’, chiedeva di recente una rivista intermittente! Ma innanzitutto: cos'è una donna?”. Simone de Beauvoir ha cercato di dare una risposta a questa grandiosa domanda che sembra fatta apposta per determinarla in modo negativo. Simone de Beauvoir ha cercato di porre i problemi in modo corretto, come dice Cechov. Il secondo sesso è stato pubblicato in Francia nel 1949, in Italia nel 1961 dal Saggiatore, che adesso lo riporta in libreria in un’edizione magnifica, con una traduzione aggiornata e un bellissimo apparato fotografico che attraversa il Novecento. 

“Mi sono irritata a volte durante qualche conversazione astratta, nel sentirmi obiettare dagli interlocutori maschili: ‘Lei pensa questa cosa perché è una donna’; ma io sapevo che la mia sola difesa consisteva nel rispondere: ‘Lo penso perché è vero’, eliminando con ciò la mia soggettività”.  Questo libro va letto (riletto, anche per tutti quelli che fingono di averlo già letto) non perché spiega come si diventa una donna, va letto perché è vero.

 

“Saggisti italiani del Novecento” - A cura di Alfonso Berardinelli e Matteo Marchesini (Quodlibet)

“Le idee per un saggista sono come i personaggi per un romanziere. Non ci sono idee senza la loro durata; senza la storia drammatica, romanzesca, sotterranea del tempo impiegate a produrle”. Lo diceva Cesare Garboli, lo riporta Matteo Marchesini nel saggio introduttivo a questa antologia di saggi italiani pubblicata da Quodlibet. Che cos’è un saggio? Scrive Berardinelli che il saggio è “il genere dell’individualismo critico”. La forma del pensiero critico su base autobiografica e “in situazione”. E ha poco in comune con quanto editorialmente si intende per saggistica, in senso monotematico e settoriale. Allora ecco un’antologia di magnifici. decisivi saggi della nostra storia letteraria: centosei autori, a partire  da due modelli, Gabriele D’Annunzio e Benedetto Croce, per chi  riesce a mescolare autobiografia e teoria, dialogo e racconto, studio e critica. Luigi Einaudi, Bruno Barilli, Giuseppe Prezzolini, Alberto Savinio, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Ignazio Silone con “Situazione degli ex”, Piero Gobetti, Carlo Levi, Soldati, Brancati, Norberto Bobbio con il ritratto di Leone Ginzburg, Elsa Morante, Anna Maria Ortese con “Il silenzio della ragione, Natalia Ginzburg, non solo con “Le piccole virtù”, ma anche con “Senza fate e senza maghi”:  un caso del tutto particolare, scrive Marchesini, di prevalenza autobiografica nel saggismo: una sorta di teorizzazione “dal basso”, che ha costruito uno stile dall’inizio degli anni Sessanta del Novecento. E poi Raffaele La Capria, Fruttero & Lucentini con “I saccheggiatori”, fino a Patrizia Cavalli su Frida Kahlo, Walter Siti, Mariolina Bertini su Proust. “Come si vede in questa antologia, il saggio italiano novecentesco può essere descrittivo, narrativo, aforistico, analitico, satirico, filosofico, giornalistico, strettamente autobiografico e perfino diaristico: ma sempre impegnato nell’interpretazione critica della cultura e della vita sociale”. Millecinquecento pagine di meraviglia.
   

Harper Lee, “La terra del dolce domani” (Feltrinelli)

Harper Lee, che aveva trascorso parte della sua infanzia in Alabama in una casa accanto a quella di Truman Capote (leggevano anni prima dei loro coetanei, giocavano con le parole, scrivevano avventure) lavorò con grande impegno per diventare qualcuno. Il buio oltre la siepe diventò un successo e vinse il  Pulitzer, vendette un milione di copie, poi dieci milioni e infine quaranta. Tutti volevano sapere qualcosa di Harper Lee, ma lei non diceva nulla. Questa è una “capsula del tempo”, scrive Casey Cep nell’introduzione: l’inizio della carriera di scrittrice, fin dal trasferimento a New York dove scriveva su una porta appoggiata sopra alcune cassette della frutta. C’è uno scritto in particolare, “Il Natale per me”, che racconta del determinante regalo di Natale che le hanno fatto degli amici, che le ha fatto New York. “A New York passavo la giornata, o parte di essa, a Manhattan con i miei amici più stretti. Si trattava di una famiglia giovane che, periodicamente, si trovava in condizioni economiche favorevoli”.

Passavano il Natale insieme, facevano a gara a scambiarsi doni di poco valore, ma di grande creatività: il ritratto da trentacinque centesimi di un oscuro ecclesiastico inglese, le opere di un’aristocratica appena meno oscura. Quell’anno il regalo per Harper era una busta appesa all’albero di Natale. Dentro la busta, un foglio: “Hai un anno sabbatico per scrivere tutto quello che ti va. Buon Natale”. Quella coppia di amici stava scommettendo sul talento di Harper Lee. “Avevano messo da parte un po’ di soldi e pensavano che fosse arrivato il momento di fare qualcosa per me”. Cento dollari al mese per un anno, niente più impieghi nella prenotazione dei voli aerei, ma un tempo dedicato alla scrittura. Con quel regalo di Natale, Harper Lee ha scritto Il buio oltre la siepe.

 

“Album Morante”, a cura di Emanuele Dattilo (Einaudi)

La curatela di questo album venne affidata, subito dopo il funerale di Elsa Morante, a Patrizia Cavalli, che negli anni ci ha lavorato molto: raccogliendo le fotografie, complilando una parte delle didascalie, mettendo insieme documenti, dati, persone. Ma come scrive Emanuele Dattilo, che ha proseguito la sua opera, “Patrizia aspirava a molto di più: voleva anzitutto sottrarre Elsa alla morte. voleva salvarla”. E’ possibile sottrarre qualcuno alla morte? si chiede Emanuele Dattilo, che ha cercato di restituire un’immagine di Elsa Morante mai riduttiva, mai  letterale. Evocarla piuttosto che descriverla, cercare di rispondere alla domanda: come sei? Attraverso fotografie mai viste prima, manoscritti, lettere e documenti, copertine di quaderni d’infanzia e prove di quarte di copertina, cartoline, lettere  e ricordi  di famiglia, le foto dei palazzi in cui Elsa Morante è cresciuta. E Elsa Morante al mare, ragazzina come il suo Mondo salvato dai ragazzini, a Porto Ercole. Ci sono naturalmente le fotografie con Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, ci sono i pranzi e le cene, gli amici, gli amori e i gatti di una fra i più grandi scrittori del Novecento. e ci sono le sue parole.
“Credo nell’ignoranza, nei sogni e nel delirio

credo in tutte le storie più prodigiose o idolatriche
e in tutte le cose impossibili
Solo nella mia morte, io,
non credo”.
“Il mondo salvato dai ragazzini”

 

“Fratelli d’Italia”, Alberto Arbasino, a cura di Giovanni Agosti (Feltrinelli)

I primi Fratelli d’Italia sono stati pubblicati  nel 1963 da Feltrinelli: Arbasino aveva trentatré anni compiuti da pochi mesi: “un dato anagrafico da tenere sempre presente, non solo come fonte di ammirazione ma anche come pietra di paragone: quantità e qualità dei dati organizzati poeticamente e criticamente in un’epoca priva di ogni stampella elettronica. E quindi cultura e sensibilità, rigorosamente individuali, erudizione già sterminata e inconfrontabile a quella dei colleghi coetanei, paragonabile solo a quella di alcuni mostri sacri, già mitizzati e, in alcuni casi, più che benevoli verso di lui. Ma è da tenere presente anche il peso esistenziale di tutto uesto, autocontrollo incluso. Da quel critico, grande e spietato, che era, Pasolini aveva scritto che Arbasino ‘per qualche accidente ch’io non so, ha avuto amputati alcuni sentimenti, e ora se ne va per il mondo sempre allegro come un moncherino o un cane cieco’”.

Dalla lunga, bellissima postfazione di Giovanni Agosti a questa nuova edizione di Fratelli d’Italia, che si rivolge al lettore nuovo, “auspicabilmente giovane” (non come noi) scopriamo dettagli e liti editoriali, rotture di amicizie e sconfinate ammirazioni che hanno accompagnato, nei decenni, la grandezza di questo romanzo. Le accuse di Moravia, le tensioni con Bassani, le difese di Arbasino: “Un altro aspetto del romanzo è quello di essere sinistro e festoso insieme, frenetico e disordinato, tragico e farsesco. I miei personaggi discutono, parlano, corrono, si divertono, mangiano nel modo migliore, ma... finiranno tragicamente, in conclusione la sconteranno tutti”. Gli elogi di Pasolini, “un romanzo straordinariamente bello che gli asini in doppio petto della critica italiana non hanno preso in considerazione - terrorizzati”.

  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.