Foto di Guido Calamosca, via LaPresse 

Lettere rubate

L'ultimo libro di Annie Ernaux sull'amore con uno studente universitario

Annalena Benini

“Ma sapevo, guardando quella coppia matura, che se ero con un ragazzo di venticinque anni era per non trovarmi davanti, continuamente, il volto segnato di un uomo della mia età, quello del mio stesso invecchiamento"

La sua estrema gelosia – mi accusava di aver ricevuto un uomo perché nel mio bagno trovava la tavoletta sollevata – rendeva inutile dubitare della sua passione per me e assurda quella critica che, ne ero quasi certa, dovevano avergli mosso i suoi amici, come fai a uscire con una donna in menopausa?
Annie Ernaux, “Il ragazzo
(L’orma editore, 60 pp.)

 

Sta per uscire questo piccolissimo libro, sessanta pagine appena, tradotte come sempre da Lorenzo Flabbi. Il tema è invitante e l’autrice è ormai consacrata nel mondo dei premi Nobel per la Letteratura, quindi ogni curiosità è ammessa. Le occhiate sgomente, le strizzatine d’occhio e le battutine sul toy boy (quelle di allora e quelle di oggi) Annie Ernaux le ha annientate nell’unico modo possibile: esercitando il potere di scrivere. “Se non le scrivo, le cose non sono arrivate al loro termine, sono state soltanto vissute”. E vissute è poco, quando c’è la possibilità di tornare laggiù, da quel ragazzo di venticinque anni, e dargli il ruolo di scoperchiatore del tempo. Un ruolo circoscritto dentro pochi anni, ma da protagonista.

 

Una storia d’amore, di sesso sul materasso per terra nella camera gelida da studente indigente, anzi di più, da ragazzo “buzzurro”, cioè appartenente al mondo delle origini popolari di Annie Ernaux: un mondo che lei ha strappato via, che non è più il suo, e che adesso ritrova, ma con i personaggi cambiati. “Che gli capitasse di pulirsi la bocca con un pezzo di pane o che appoggiasse il dito sul bicchiere affinché non gli versassi altro vino mi era indifferente. Che io mi accorgessi di questi segni - e forse, in maniera più sottile, che non ci badassi - era una prova del fatto che non ero più nel suo stesso mondo. Con mio marito, a suo tempo, mi ero sentita una ragazza del popolo. Con lui adesso ero una borghese”. 

 

La borghese divorziata, la scrittrice benestante che porta il suo ragazzo in viaggio, negli alberghi e al ristorante, che lo inizia alla vita, che riflette anche sul fatto che trent’anni prima, alla sua età, si sarebbe allontanata da lui. E adesso prende il piacere e la giovinezza che lui le dà con disinvoltura e senso dello scambio. Sa che lui la ama, ma non vuole parlare di futuro. Non le serve un futuro con lui. Nei ristoranti ovviamente le altre coppie li guardano. È molto divertente il fatto che le donne mature si accendano di speranza: se ce l’ha fatta lei, posso farcela anch’io. Ad avere un ragazzo tra le mie braccia, un ragazzo che mi tenga la mano per strada, un ragazzo che ami il mio corpo così diverso da quello di 30 anni fa. 

 

“Ma sapevo, guardando quella coppia matura, che se ero con un ragazzo di venticinque anni era per non trovarmi davanti, continuamente, il volto segnato di un uomo della mia età, quello del mio stesso invecchiamento. Di fronte a quello di A., anche il mio era una volto giovane. Gli uomini lo sapevano da sempre, non vedevo in nome di che cosa io me lo sarei dovuta negare”. Aveva fatto un buon affare. Anche lui ha fatto un buon affare. Sia per quei due anni che per questo libro. 

Di più su questi argomenti:
  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.