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Basta “profondo ed autentico”. Confesso: preferisco l’immanenza alla Patria

La libertà e la spensieratezza sono diventati il mio atteggiamento generale verso qualsiasi cosa (inclusa l'Italia)

10 Marzo 2019 alle 06:00

Basta “profondo ed autentico”. Confesso: preferisco l’immanenza alla Patria

L'altare della Patria a Roma (Foto Pixabay)

Mi ricordo tanti anni fa di aver vissuto una bellissima storia d’amore, con una che un mese prima che arrivassimo al primo bacio mi aveva regalato una bellissima musicassetta, con una musica che produceva emozioni fortemente romantiche, e io mi ascoltavo questa cassetta e sognavo, cioè la sognavo, sognavo lei, e avevo quelle bellissime emozioni che tutti conosceranno, queste emozioni del cuore così profonde e autentiche, e eccetera eccetera, le solite cose. E dopo tre anni di vedersi, diventati fidanzati, e di uno vuole questo, l’altro vuole quello, come tutti sapranno, tutto era diventato una merda, e così ci siamo lasciati.

 

A dir la verità l’ho lasciata io, e lei che si doveva suicidare se ci lasciavamo, dopo due giorni chiavava già con un altro (per fortuna, perché adesso, dopo più di vent’anni, quando ogni tanto ci incontriamo in un supermercato restiamo a chiacchierare mezz’oretta e a farci delle gran risate, e mi dico sempre: Ve’ com’è rimasta carina, come sarebbe bello farsi una scopatina). E io invece, nonostante fossi stato io a decidere di lasciarci, o forse proprio per questo, portandomi dentro queste emozioni ancora fortemente profonde ed autentiche, anche se trasformate in un vuoto o in un non voglio questo e non voglio quello profondo ed autentico, invece per un anno non ho più avuto relazioni, mi masturbavo e basta.

 

E poi deve essere successo un miracolo dentro di me, forse dovuto a un modo di vivere più sperimentale e meno profondo ed autentico, perché mi sono trovato una sera verso mezzanotte sbattuto contro una colonna da una piacevole ragazzotta di dieci anni più giovane di me, che mi dava la lingua in bocca, e io dicevo: non voglio una relazione, e lei diceva: facciamoci una scopatina, e io: non voglio una relazione, e lei: facciamoci una scopatina, e alla fine ha vinto lei, ci siamo fatti una scopatina. E dopo basta profondo ed autentico, via con lo sperimentale: cioè basta amore, vediamo se riusciamo a farci delle scopatine. Si noti: non voglio fare una lode della una scopata e via.

 

Infatti ci siamo fatti per otto anni almeno tre o quattro scopatine alla settimana (non vorrei sembrare vanaglorioso ma in realtà erano spesso scopatone, nate da un desiderio comune di ricerca sessuale). E poi va be’, tutte le cose prima o poi finiscono, e anche quella è finita. Ma quello splendido atteggiamento del vediamo se riusciamo a farci una scopatina e del basta profondo ed autentico mi è rimasto un po’ addosso come atteggiamento generale verso qualsiasi cosa, per esempio anche verso l’Italia.

 

Per esempio, se uno mi chiede: “tu ami l’Italia?” io gli rispondo: “delle volte mi eccita, delle altre no. Per esempio: se leggo la novellistica italiana tra tre e cinquecento mi viene proprio l’erezione”. “Allora tu ami la patria?” “No, ma ho dei rapporti ripetuti con l’italiano. Molte volte felici. Per esempio certi pomeriggi vado a letto con lo Zibaldone e mi eccito, restiamo lì a letto insieme per due ore”. “Allora ami l’italiano?” “Non necessariamente: l’altro pomeriggio sono andato a letto con La cantina di Thomas Bernhard e ho vissuto eccitazioni ripetute”. “Sei filotedesco?” “Veramente Bernhard sarebbe austriaco”. “Allora sei un pangermanista”. “Non proprio, il mese scorso ho letto Il nipote di Rameau di Diderot e quattro anni fa sono andato a letto tutti i pomeriggi per sei mesi con Proust”. “Sei filofrancese”. “No”. “Allora sei gay”. “Nella mia vita pratica non direi, ma quando Charlus si imbosca con lo stalliere, certo, mi è venuto un gran tiramento.

 

Però mi piace anche Don Chisciotte, quindi sarei anche filospagnolo, oppure un po’ suonato e un po’ cavaliere”. “Ho capito, allora sei europeista?” “Non saprei. Delle volte sì, delle volte no”. “Allora cosa sei?” “Mah, chi lo sa? Guardo le mie passioni cosa fanno e in genere le lascio fare. Mi tirano un po’ di qua, un po’ di là”. “Ami l’immanenza?” “Mi hai beccato, amo l’immanenza” “Preferisci l’immanenza alla Patria?” “Sì, ma preferisco anche l’immanenza alle acciughe. Il pesce, tolto i totani fritti, non mi piace. Mi piacciono molto le uvette, il tabacco e le scopatine”. “Ti sembra un dialogo da fare su un quotidiano questo?”. “Non saprei proprio. Che dialoghi dobbiamo fare sui quotidiani?”.

Ugo Cornia

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    10 Marzo 2019 - 19:07

    L'importante è tirarsi dietro i fan, politici o di qualunque altro settore , e quindi fare caciara. Ogni epoca ha la sua connotazione. L'attuale è quella di fare caciara con scopatine o meno. Non si preoccupi l'autore , il suo pezzo farà coraggio a milioni di italiani , o almeno a quelli che leggono il Foglio. Forse non contribuirà a far crescere culturalmente come si intedeva alcuni decenni fa' ,ma di sicuro eviterà qualche omicidio per tempeste emotive in amore .

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  • Giovanni

    10 Marzo 2019 - 17:05

    Tanto per chiarirci, lei dunque considera la patria trascendente? Oppure eminente? Comunque la si intenda la "scopatina" pur se immanente può anche essere trascendente e persino eminente se dalla "scopatina" ne derivano conseguenze. Saluti immanenti e chissà fors'anche trascendenti.

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  • emiliosisi

    10 Marzo 2019 - 15:03

    Fantastico: credere di aver scoperto la trascendenza dell'immanenza e fare quello che fanno tutti i protozoi.

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