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Prima i mecenati

Storia della fondazione Moretti e di un convento diventato simbolo di un altro modo di fare cultura

12 Agosto 2018 alle 06:10

Prima i mecenati

Milano. Sono lì dal 1400 a parte una breve divagazione a Firenze tra il 1938 e il 1944. Erbusco, paese della Franciacorta, per la famiglia Moretti, nome di alto prestigio in fatto di costruzioni, significa il richiamo della terra di un’origine che si perde nella notte dei tempi ma che si è tramandata di generazione in generazione senza soluzione di continuità.

 

Un legame che anche Vittorio Moretti, classe 1941 e quindi fiorentino, ha sentito da sempre al punto da aver voluto far partire dalla Franciacorta tutte le sue attività imprenditoriali. Non solo. La tutela e la valorizzazione di questo piccolo territorio vocato alla viticoltura sono stati il suo credo. Un vezzo il definirsi “toscano per nascita, milanese per formazione, franciacortino per scelta e per antiche origini”, ma i fatti sono testimoni del suo impegno. Ne è passato di tempo da quando Vittorio Moretti, nel 1974, acquistò alcuni ettari di vigneto e la costruzione di una cantina “per fare buon vino da condividere con gli amici”. Presto la passione per il vino diventa impegno fino a che la cantina di famiglia diventerà l’azienda Bellavista, dal nome della collina su cui è sorta. Negli anni, gli ettari vitati gestiti da Bellavista diventano 198 e l’azienda raggiunge l’olimpo dei grandi champagne. E poi il Golf di Franciacorta (27 buche su 75 ettari), il cantiere navale Maxi Dolphin (grandi barche a vela progettate e realizzate su misura), l’Enoclub (rustico del ‘600 trasformato in un ristorante e affidato allo chef stellato Pasquale Torrente), Contadi Castaldi (altra azienda vitivinicola) fino all’Albereta resort della catena Relais & Chateux. Per questo progetto e in virtù dell’amicizia tra Vittorio Moretti e Gianni Brera, Gualtiero Marchesi lascia Milano e si trasferisce in Franciacorta. La lista delle iniziative sarebbe ancora lunga, basti pensare che a Moretti fu assegnato il Premio internazionale Vinitaly, premio che vide protagonisti personaggi come Remi Krug e il marchese Lodovico Antinori ed eletto Accademico aggregato dell’Accademia dei Georgofili.

 

E ora un nuovo progetto sempre per qualificare e promuovere il territorio di Franciacorta e portare in questo lembo di terra bresciana un turismo qualificato, in grado di apprezzarne le bellezze storiche, naturali ed artistiche. Nasce la Fondazione Vittorio e Mariella Moretti “come atto di gratitudine verso questo territorio dove abbiamo potuto realizzare i nostri desideri”. E, la sua sede, sarà il Convento della Santissima Annunciata sul Monte Orfano, a Rovato, luogo simbolo della Franciacorta, di cui “già da trent’anni ci prendiamo cura delle vigne storiche che si snodano lungo i suoi pendii”. Ma l’accordo ora prevede che la Fondazione si occupi per i prossimi dieci anni dell’intero convento, per una nuova vita e nuovo futuro. L’Ordine che custodiva il convento della SS.ma Annunciata fin dal 1963, dopo esserne stato il fondatore nel 1449, si è trovato negli ultimi tempi nelle note difficoltà degli Ordini religiosi oggi in Italia: scarsità di vocazioni e conseguente invecchiamento dei frati con diminuzione progressiva del loro numero, senza prospettive a breve termine di una ripresa di quelle forze che li caratterizzavano fino ad almeno 30 anni fa. “Anche in futuro i Servi di Maria – ha spiegato Padre Lino Pacchin, priore provinciale dell’Ordine per Lombardia e Veneto – pur in numero ridotto e con forze limitate, desiderano continuare una presenza che si caratterizzi per il servizio liturgico ben curato e per una funzione ispirazionale che comunichi la spiritualità dell’accoglienza e del servizio, affidando la gestione organizzativa e funzionale dell’intero stabile a Terra Moretti, che si è impegnata a valorizzarne le caratteristiche spirituali e artistiche ereditate dal passato, ma è anche intenzionata a una gestione dell’intero edificio secondo un progetto sostenibile e funzionale”. La Fondazione vuole essere un’opportunità per fare cultura a 360 gradi, pronta ad occuparsi di arte, storia, architettura, vino affrontando il tema del riuso dei beni ecclesiastici. “E qui è stata scelta la strada non dell’alienazione del bene – ha affermato Padre Ermes Ronchi – ma della sua restituzione al territorio attraverso la visione, l’intelligenza e la forza di una fondazione che si è posta l’obiettivo di prendersi cura del bello e fare cultura. E questa è un’opera di carità”.

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