L’arte si ispirava a verità e bellezza

Come scrive Sohrab Ahmari, durante il regime del 1979 in Iran “c’era qualche connessione tra la bellezza e la libertà, un collegamento. I mullah ricorrevano alla censura e alla violenza per recidere quel collegamento. Ma nel mondo libero oggi è stato reciso, non da un regime repressivo, ma dallo stesso mondo dell’arte”.
13 NOV 16
Ultimo aggiornamento: 12:57 | 24 AGO 20
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"Poco dopo la presa del potere nel 1979, il nuovo regime islamista iraniano ha cercato di trasformare l’identità del paese mettendo in scena una ‘rivoluzione culturale’. I seguaci di Khomeini hanno temporaneamente chiuso le università, eliminato migliaia di docenti ideologicamente sospetti. Mia madre, allora studentessa d’arte a Teheran, ricorda come i rivoluzionari facessero irruzione nelle grandi biblioteche del paese. C’era anche una battaglia sul fronte interno: contro la scultura ellenistica, il Rinascimento e il cinema americano”. Così Sohrab Ahmari scrive nel suo nuovo libro “The New Philistines: How Identity Politics Disfigure the Arts”. “C’era qualche connessione tra la bellezza e la libertà, un collegamento che ho capito solo anni più tardi, dopo essere emigrato negli Stati Uniti come adolescente. I mullah ricorrevano alla censura e alla violenza per recidere quel collegamento. Ma nel mondo libero oggi è stato reciso, non da un regime repressivo, ma dallo stesso mondo dell’arte”.
L’arte contemporanea è ossessionata dall’identità politica. “Ogni forma e genere, sia alto o basso, visivo, letterario o delle arti dello spettacolo, oggi è ossessionato con la politica di razza, genere e sessualità”. Al Globe, il nuovo direttore artistico Emma Rice sta riscrivendo Shakespeare. Tra le sue regole: “Tutte le produzioni devono caratterizzare dalla parità di sesso tra gli attori”. A Gasworks, una galleria d’arte, l’artista multimediale Sidsel Meineche Hansen “esplorare la sovrapposizione tra i soggetti nella vita reale e gli oggetti della realtà virtuale attraverso il genere binario”. Un festival del cinema presso l’Institute of Contemporary Arts è stato dedicato a “temi dell’identità sociale e politica”. Nemmeno la danza è immune.
Il discorso di un artista al South London Gallery è stato dedicato all’esplorazione “di danza e identità politica”. “Ci devono essere altri soggetti, nel mondo esterno o nella vita interiore degli artisti, che meritano l’interesse creativo”, scrive Ahmari. “Eppure l’atmosfera ideologica del mondo dell’arte è così fitta e pervasiva che chi è dentro non si rende nemmeno conto dell’aria che respiriamo. Questo stato di cose dovrebbe allarmare chiunque abbia a cuore il futuro della civiltà liberale. Le società libere hanno bisogno di un’arte che aspiri a intramontabili ideali come la verità e la bellezza. Quando tutta la cultura è ridotta a identità di gruppo e risentimento, la tirannia è dietro l’angolo”.