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I novantenni modello e le passioni della vecchiaia
L'arte allunga la vita e siamo pieni di esempi: da Aurora Quattrocchi, 83 anni e vincitrice dell'ultimo David come migliore attrice, a Umberto Orsini che a novant'anni suonati continua a calcare i palchi di tutta Italia
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15 MAY 26

Foto Ansa
E’ notizia recente e ancora risuona il suo gridato “meravigliosissimo” al microfono del premio David di Donatello: Aurora Quattrocchi, 83 anni non corretti da interventi chirurgici, ha vinto il David come migliore attrice protagonista per il film Gioia mia di Margherita Spampinato. Giovane la sua età rispetto a quella di Umberto Orsini che, a 92 anni compiuti, porta in scena (dopo l’esordio al Teatro Argentina di Roma è ora in tournée) Prima del temporale, scritto da lui e dall’amico Massimo Popolizio, anche regista della pièce. Un’ora e venti di spettacolo, praticamente solo in scena, in cui un anziano attore – lui stesso – è in camerino in attesa di recitare il Temporale di Strindberg. E mentre aspetta, infastidito dalle irruzioni di due giovani assistenti, Diamara Ferrero e Flavio Francucci, che gli ricordano di sbrigarsi e di non fumare, lui perde tempo a rievocare la sua vita che affiora attraverso involontarie madeleines e proietta fantasmi del passato sulle pareti intorno. E’ una messa in campo della vecchiaia, ma parecchio diversa dal rimpianto inconsolabile del protagonista di Strindberg. Orsini evoca amori perduti, persone scomparse, un’infanzia povera in tempo di guerra e le tappe del suo lavoro di attore con movimentata allegria – balla persino come un cantante di oggi – per concludere che in fondo la vecchiaia e la morte sono “un dente che comincia a dondolare finché non si stacca”. Tutto qui. Applausi a scena aperta e ovazioni in piedi.
Sì, in questo modo non spaventa troppo avanzare verso il temporale finale, si riflette lasciando il teatro, turbati ma sostenuti da una piacevole leggerezza. Vengono in mente altri stupendi esempi cui ispirarsi, in barba ai tanti libri sulla vecchiaia che da un po’ si moltiplicano perché i boomer che li scrivono cercano compulsivamente di sostenere “vecchio è bello” e di incitare ad attività fisiche regolari, come se si trattasse solo di combattere l’osteoporosi e la schiena che s’incurva. Non è per niente curvo il longilineo Corrado Augias che conduce La torre di Babele, seguitissimo programma culturale della Sette, in cui spesso si diverte a mettere sotto torchio gli intervistati. Di anni ne ha da poco compiuti 91 e quasi sembrava lui il più giovane rispetto all’ottantanovenne Renzo Arbore invitato a un duetto sulla storia della tv, diventato di culto. Ma chissà i malanni che non dicono…
Perché, comunque, il corpo cede, bisogna farsene una ragione, e il novantacinquenne Clint Estwood non è più bello come un tempo. Anche se continua a lavorare con la stessa passione, è indubbiamente un vecchietto rinsecchito e con pochi capelli in testa. Sotto una sua recente foto su Fb trovo questo commento: “Nella realtà quotidiana ci sono lavoratori che a 60 anni sembra ne abbiano 80, quindi se avete intenzione di usare come esempio il grande attore, fatevi una passeggiata nelle fabbriche o nelle corsie d’ospedale, dove arrivare a 95 anni è una chimera quasi irraggiungibile”. Certo, una buona vecchiaia è in parte un privilegio. Ma solo in parte, la morte colpisce a tutte le età punendo indiscriminatamente anche i ricchi e famosi. Si direbbe però che coltivare una passione aiuti.
E forse amare l’arte e praticarla, celebri o oscuri che si sia, aiuta più di altre passioni? Se però il critico Gillo Dorfles, scomparso nel 2018, ci ha accompagnati fino ai 108 anni, direi che è nel campo musicale che si raggiunge il vertice. E’ incantevole osservare la dolcezza sul volto del quasi novantanovenne Herbert Blomstedt mentre dirige la Filarmonica di Berlino, e ammirare Zubin Mehta, che il teatro del Maggio Fiorentino ha celebrato nel suo novantesimo compleanno lo scorso aprile, mentre dirige da seduto la Nona Sinfonia di Beethoven. Il grande compositore estone Arvo Pärt cammina incerto sulle gambe sottili, ma lo si vede in un video inchinarsi fino a terra per ringraziare gli amici che lo scorso settembre festeggiavano con lui il suo di novantesimo compleanno.
L’arte allunga la vita solo agli uomini? Non sia mai. Dateci tempo! Coi suoi 84 anni la fascinosa Martha Argerich continua a essere la più grande pianista vivente e non rinuncia ai capelli sciolti (senza scuoterli per sedurre le platee) che ormai sono grigi, mentre le dita corrono sulla tastiera senza segni di artrosi. E’ la sua musica a sedurre e lo sarà per sempre.