Star Wars: the Mandalorian & Grogu

La recensione del film di Jon Favreau, con Pedro Pascal e Jeremy Allen White

22 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 14:55
Serve un riassunto delle puntate precedenti, che erano in streaming e hanno trasformato un fenomeno globale in un circolo di appassionati, pronti a discutere ogni snodo di trama. In attesa del prossimo film del filone principale, con Daisy Ridley, le spade laser, i cavalieri Jedi, titolo: “Star Wars: il nuovo ordine Jedi”. Almeno agli appassionati, un domani, non ci sarà bisogno di spiegare cos’è il manierismo – e neanche come sfruttare fino il fondo un prodotto di successo – un prodotto, non una filosofia, e tantomeno una religione, basata su “che la forza sia con voi”. Per fare un minimo di riassunto: il Mandaloriano Din Djarin è stato arruolato dalla Nuova Repubblica con il compito di dare la caccia agli sconfitti dell’Impero nascosti negli angoli più remoti dalla Galassia. Nuova impresa, per questo film, al servizio di due gemelli Hutt – spiace dirlo, ma sono gli enormi lumaconi. Deve ricuperare il figlio di Jabba, ostaggio su un pianeta con gladiatori e arene per combattere. A salvare il film c’è Grogu, l’adorabile creatura – chiamata all’inizio anche Baby Yoda, che non parla – quindi non ci rifila altre perle di saggezza. Ma già sa usare la forza, per cavarsela da solo nella foresta popolata sa strane creature. Tutte in animatronic, niente grafica computerizzata che appiattisce. Uno degli Hutt ha la voce di Jeremy Allen White, il cuoco della serie “The Bear”. Martin Scorsese doppia un venditore di kebab.