foto LaPresse

Altro che privacy, basta guardare i nostri smartphone per capire se siamo depressi

Silvia Vecchini
Uno studio della scuola di medicina Feinberg della Northwestern University crede che di aver trovato un modo per determinare se siamo depressi tramite gli smartphone.

Uno studio della scuola di medicina Feinberg della Northwestern University crede che di aver trovato un modo per determinare se siamo depressi tramite gli smartphone. Utilizzando mappature e algoritmi piuttosto complessi “saremo in grado di misurare il comportamento di un paziente in modo passivo e oggettivo, senza la sua partecipazione quotidiana”.

 

I cellulari sono i nostri migliori amici. Ci seguono dappertutto. Da casa a lavoro alla palestra al supermercato. Non si dimenticano un compleanno, un anniversario o una partita. E sono sempre disponibili a offrire qualsiasi tipo di consiglio, in qualsiasi ambito, finanziario, grammaticale o amoroso, a qualsiasi ora del giorno e della notte. A patto che li ricarichiamo a dovere.

 

C’è una scena molto precisa nel film "While we’re young", due coppie di coniugi non ricordano il nome dell’ingrediente di una caramella. Il marito della coppia più “anziana”, Ben Stiller, tira subito fuori il cellulare per googlare il misterioso ingrediente. Quello della coppia giovane, Adam Sandler, invece dice “no, cerchiamo di sforzarci, e se non ci viene in mente restiamo con il dubbio”. Una sfida incredibile.

 

Un’altra scena memorabile è quella in cui Julianne Moore, che interpreta una cinquantenne affetta da una forma precoce di Alzheimer nello strepitoso "Still Alice", utilizza il suo Iphone per contrastare la malattia e mettersi alla prova. Ha creato una nota e ogni giorno deve rispondere a tre domande, quando non saprà più rispondere a quelle domande allora la malattia avrà definitivamente preso  possesso dei suoi ricordi.

 

I cellulari sanno tutto di noi. Un numero crescente di scienziati sta cercando di usare questi dati nella speranza di capire cosa ci rende felici o tristi. E magari di prevedere una malattia per permetterci di vivere più a lungo e meglio. Uno studio della scuola di medicina Feinberg della Northwestern University crede che di aver trovato un modo per determinare se siamo depressi tramite gli smartphone.

 

[**Video_box_2**]Il team che si occupa della ricerca ha raccolto i dati di 28 volontari e ha utilizzato le informazioni dei loro smartphone per due settimane tramite un’app che si chiama “Purple Robot”. I ricercatori hanno inoltre richiesto ai volontari di completare dei questionari sulla salute. E' uscito fuori che metà di loro mostrava segni di depressione. In uno studio pubblicato dal Journal of Medical Research è stato dimostrato che più tempo passiamo usando il cellulare e più siamo depressi. Utilizzando le informazioni degli smartphone i ricercatori sono stati in grado di identificare le persone con sintomi depressivi. Una seconda analisi è stata effettuata tenendo conto dei movimenti compiuti dalle persone nello spazio e nel tempo, i quali hanno mostrato una forte relazione coi sintomi della depressione. Un metodo che non ha bisogno di input da parte dei pazienti. Utilizzando mappature e algoritmi piuttosto complessi “saremo in grado di misurare il comportamento di un paziente in modo passivo e oggettivo, senza la sua partecipazione quotidiana” ha detto Sohrob Saeb, principale autore dello studio.

 

Sommando i punti associati ai movimenti hanno scoperto che più ti muovi, più vai lontano, meno sei depresso. Una scoperta non così sorprendente. La cosa sorprendente è che per fare questa scoperta sono stati utilizzati i dati degli smartphone. Se la maggior parte delle persone vive con l’ansia di avere la vita spiata attraverso i movimenti della propria carta di credito, oppure gli acquisti fatti su internet, e venduta al maggior offerente per ricerche di mercato mirate, ora si potrà un poco tranquillizzare. Le implicazioni di questo studio sono enormi. Non solo per il futuro della medicina ma anche per la privacy delle persone. Quelle informazioni sono davvero esigue se confrontate con tutti i piccoli momenti e le abitudini registrate dal nostro smartphone.

 

Saeb ha detto che il prossimo passo sarà estendere la ricerca ad un gruppo più ampio della popolazione e di aggiungere più sensori per misurare i diversi aspetti delle attività fisiche delle persone e della loro vita. Per Saeb un’area che promette molto è quella del linguaggio, la quale ci può dire molto sulla nostra salute mentale.

 

La speranza per i prossimi anni è quella di cercare di rispondere a una domanda: sono i nostri comportamenti a determinare la depressione oppure è la depressione a determinare i nostri comportamenti? “Potrebbero essere entrambi”, ha detto Saeb.

Di più su questi argomenti: