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Quel geniaccio di Vinicio

Un po’ Tom Waits, un po’ Les negresses vertes, un po’ Nick Cave, un po’ Bregovic, ma più che altro Vinicio. Capossela è in Piazza del popolo, Faenza.  E’ la terza volta che assistiamo ad un suo concerto, ma questa volta è la prima volta di Brian, nostro figlio.
Fin dall’inizio del concerto siamo come proiettati in un mondo parallelo.

31 Luglio 2009 alle 20:00

Un po’ Tom Waits, un po’ Les negresses vertes, un po’ Nick Cave, un po’ Bregovic, ma più che altro Vinicio. Capossela è in Piazza del popolo, Faenza.  E’ la terza volta che assistiamo ad un suo concerto, ma questa volta è la prima volta di Brian, nostro figlio.
Fin dall’inizio del concerto siamo come proiettati in un mondo parallelo, simile a quello descritto nei suoi film da Tim Burton, un mondo surreale di minotauri, circensi, nani.
E’ l’unico italiano ad avere una batteria di almeno venti
canzoni-capolavoro. Ma ne fa solo la metà dal vivo, questa volta, e un po’ di delusione trapela.
Dopo una prima parte dedicata all’ultimo album (melenso e poco più che sufficiente) dove Vinicio arranca anche perché i brani sono troppo lenti per un live, e nella quale si distinguono comunque “Il gigante e il mago”, in apertura, “Una giornata perfetta” e “Il paradiso dei calzini”, nella seconda il cantautore entusiasma letteralmente la platea, perché, semplicemente, torna ad essere quello che è, il numero uno.
Emozioni, luci e colori, casino. Festa. La magia triste del circo si trasforma in casino da baraccone.
Straordinarie meraviglie musicali ed equilibrismo poetico tutt’insieme,  una dietro l’altra: “La faccia della Terra”, “Signora luna”, “Maraja”, “Che cossè l’amor”,  “Scivola vai via”, “L’Uomo Vivo”, “Ultimo amore”, “Il ballo di San Vito”, “Ovunque proteggi”.
Come cavolo si fa a lasciar fuori “Brucia troia”, “All’una e trentacinque circa”, “Il corvo torvo”? O “Non trattare” e “L’accolita dei rancorosi” ?
Frastornati dalla seconda parte e delusi dalla prima torniamo soddisfatti a metà verso casa. Come quando si è di fronte ad un genio: resti paralizzato, stupefatto, ma non sai mai cosa t’aspetta. In questo spento periodo musicale, l’artista abruzzese nato ad Hannover avrebbe fra le corde (vocali e del piano) il miglior concerto del pianeta. Se solo lo volesse. Ma si sa, i geni sono geni mica per niente. 

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