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Nemmeno i cinesi vogliono più Roma

La storia della Zecca che poteva diventare hotel di lusso e il declino capitale

20 Giugno 2019 alle 06:07

Nemmeno i cinesi vogliono più Roma

Foto LaPresse

Abbiamo perfino firmato un accordo con i cinesi per attrarre sempre più investimenti, attirandoci le critiche dei nostri alleati tradizionali. Lo abbiamo fatto perché si dice che le aziende cinesi arrivano, trovano soluzioni, hanno investimenti e velocità nel progettare e costruire. Il fatto è che poi, di fronte all’incapacità tutta italiana di gestire gli affari, perfino i cinesi scappano via. E Roma, la capitale più maltrattata d’Europa, è il simbolo di questo declino. La storia l’ha raccontata l’altro ieri il Corriere della Sera: la Rosewood Hotels and Resorts International, controllata dal colosso cinese World New China Land, era interessata all’edificio che ospitava la Zecca dello stato in piazza Verdi a Roma, messo in vendita da Cdp Immobiliare. Dopo quattro anni di trattative, pare che il gruppo cinese si sia defilato: “Non sono riusciti ad avere l’immobile in disponibilità nei tempi previsti. Perché? Ritardi. Rallentamenti”, scrive il Corriere, e l’immobile finirà per essere in parte centro direzionale Enel, e in parte… boh. Chissà. Ed è strano, visto che Roma Capitale ha un sindaco dei Cinque stelle, lo stesso partito che al governo centrale ha caldeggiato l’intesa con Pechino nonostante le perplessità internazionali. E la stessa Virginia Raggi è quella che avrebbe voluto risolvere la microcriminalità romana grazie alle telecamere di sorveglianza cinesi.

   

Nel frattempo, un progetto di riqualificazione urbana affidata a privati, un immobile di prestigio pressoché abbandonato, perde un’occasione (mentre ieri si dava molta importanza via social all’altra Zecca, quella dell’Esquilino, che forse verrà riqualificata). Ma bisognerebbe imparare a memoria l’editoriale di ieri del Messaggero a firma del direttore Virman Cusenza: “Morte di una città. Troppe volte ne abbiamo raccontato la crisi e il declino. Troppe ci siamo fatti interpreti del disagio e dello sconforto dei romani davanti allo sfacelo di tutti i giorni, ma questa volta – a tre anni dall’elezione della Raggi – non basta più: la catastrofe agli occhi di tutti appare ormai inarrestabile”. Editoriale al quale la Raggi ha risposto con la solita retorica dei “poteri forti”, “cattiva fede” e “malaffare”. Roma è caduta, e nemmeno i cinesi hanno voglia di sporcarsi più le mani qui.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • williamgiampietro9

    23 Giugno 2019 - 21:09

    Solo per precisare: l'Edificio enorme e maestoso in Piazza Verdi non ha mai ospitato la Zecca. Nato ai primi del '900 come sede della Corte dei Conti, fu poi da questa rifiutato in quanto troppo periferico (per quei tempi !!) e dato in uso al Poligrafico dello Stato. Negli anni '70, con la famosa penuria di monete, la Zecca di Stato, allora in Via Principe Umberto, fu incorporata al Poligrafico, che divenne quindi un Ente pubblico col nome di Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Le monete sono state ancora coniate presso la Zecca, finché in anni recenti questa non si è trasferita nel Complesso di Via Gino Capponi, restando sempre unita al Poligrafico nell'unico Ente IPZS. Accordi politici hanno infine portato alla restituzione allo stato dell'edificio.

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  • leless1960

    20 Giugno 2019 - 16:04

    E noi , schiacciati tra la Catatonica e la strategia di affossamento (ma ve lo dico, non ce n'è bisogno, abbiate pietà di noi) che vede schierati tutti contro Roma, dai Giornali al Truce, dai partiti di opposizione che hanno interesse a sottolineare quanto sia bella e giusta e grande Milano-amministrata-come-si-deve, ai web odiatori che possono sfogarsi contro i cittadini romani, dicevo noi romani che dobbiamo fare? Datevi da fare dicono al nord, mentre contano i soldini avanzati dall'Expo' e dalle prossime olimpiadi. Molti si danno da fare, ma se ne parla poco, e in ogni caso, prima o poi, toccherà anche a voi un sindaco grillino, e allora potremo ricambiare: "sti milanesi tromboni, saccenti, guardali là come si danno da fare a raccogliere la monnezza ogni giorno, a mano".

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