In volo alla velocità del suono. Così l’Aeronautica protegge i cieli italiani

Il comandante del 4° Stormo di Grosseto spiega al Foglio cosa è successo ieri in Lombardia (boom sonico a parte)

23 Marzo 2018 alle 15:44

In volo alla velocità del suono. Così l’Aeronautica protegge i cieli italiani

Un Eurofighter in fase di decollo

Un aereo perde il contatto radio nei cieli italiani e in una base dell’Aeronautica militare scatta l'allarme, che fa immediatamente alzare in volo due aerei per intercettare il velivolo. È questo quello che è accaduto ieri sopra la Lombardia, quando nella tarda mattinata due Eurofighter, decollati dalla base in provincia di Treviso, hanno infranto il muro del suono per raggiungere il prima possibile un Boeing 777 dell’Air France, che non rispondeva più ai controllori del traffico aereo. Una volta affiancato in volo dai caccia, le comunicazioni sono riprese e l’allarme è rientrato.

  

Cosa è successo nei cieli della Lombardia, durante un'operazione di due caccia

Tra Bergamo e Aosta si sono uditi forti boati. Un volo AirFrance ha perso il contatto radio e gli Eurofighter italiani sono intervenuti per scongiurare il rischio di dirottamento, abbattendo il muro del suono

 

Le procedure previste nei piani per la difesa dello spazio aereo non lasciano spazio a improvvisazione. Quotidianamente i piloti si addestrano per intervenire con efficacia quando scatta l’alfa scramble, cioè l’allarme per un’esigenza reale, come quello di ieri. “L’Italia fa parte del sistema integrato di difesa aerea della Nato. In casi del genere l’allarme viene attivato dal CAOC (Combined Air Operation Center) di Torrejon, ente dell’Alleanza atlantica responsabile nell’area del servizio di sorveglianza dello spazio aereo”, spiega il colonnello Marco Lant, comandante del 4° Stormo di Grosseto, una delle basi che ospita gli Eurofighter. Una volta raggiunto e identificato il velivolo, la responsabilità delle iniziative passa all’autorità nazionale competente.

 

Dopo avere appreso le informazioni sul velivolo, come tipologia, nazionalità e matricola, i piloti continuano a seguirlo in attesa di indicazioni da parte del “guida caccia”, l’ente che impartisce istruzioni agli aerei una volta decollati per l’intercettazione. “Questo, valutata la situazione, può ordinare di scortarlo fino ai confini nazionali oppure di intervenire per stabilire un contatto tramite radio o segnali convenzionali, in modo da modificarne la rotta e, in caso, farlo atterrare”, dice il colonnello Lant.

 

L’ipotesi dell’abbattimento del velivolo intercettato è quindi l’ultima ratio, presa solamente nel caso in cui il pericolo sia tale da non consentire un’altra soluzione. La difesa dello spazio aereo è articolata sul territorio: si basa su un sistema, composto dagli stormi caccia e dai centri radar, che permette il decollo dei velivoli Eurofighter con tempi di reazione di pochissimi minuti. I piloti a turno sono d’allarme 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, pronti ad alzarsi in volo non appena ricevuto l’ordine.

 

A decollare sono sempre in due, con il secondo che scorta il leader della formazione. In casi di particolare necessità e urgenza, possono essere autorizzati al volo supersonico a quote, orari e zone diverse rispetto a quelle previste per le sole esercitazioni. Superati i 1.200 chilometri orari si infrange il muro del suono, producendo il rumoroso “bang”, udito ieri in alcune città di Lombardia e Piemonte a causa delle condizioni meteo che lo hanno propagato fino a terra.

 

Trapani in Sicilia, Gioia del Colle in Puglia e Grosseto in Toscana: sono queste le basi che ospitano gli Eurofighter. Una coppia di aerei è stata dispiegata anche ad Istrana, da dove sono decollati ieri i due piloti, una decisione presa per poter intervenire prima in caso di minacce nel nordest del paese.

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