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Mercati azionari, cosa si rischia se Wall Street continuerà a scricchiolare

Dopo mesi di ascesa torna l'incertezza. Gli effetti sull'azionariato mondiale 

12 Febbraio 2018 alle 13:07

Wall Street

Foto LaPresse

Dopo mesi di ascesa, e dopo tanti record storici aggiornati con cadenza quasi giornaliera, a Wall Street per l'azionario è tornata a regnare l'incertezza. I prezzi elevati delle azioni, tra l'altro, alimentano tra gli operatori la voglia di monetizzare i guadagni e di spostare i capitali, in tutto o in parte, su asset meno rischiosi e meno volatili.

  
Cosa succede a Wall Street: dall'azionario ai titoli di Stato, passando per i tassi


Come peraltro indicato e spiegato su Mercati24.com, la volatilità rappresenta un fattore intrinseco per il mercato azionario, ma i recenti cali registrati sul Dow Jones e al Nasdaq hanno rinsaldato le aspettative di uno stop ai rialzi di lungo periodo anche in ragione di rischi che sono legati ad una crescita dei tassi di interesse americani oltre le previsioni degli economisti.


Ma cosa rischiano i mercati se in effetti i tassi di interesse USA saliranno più del previsto? Ebbene, già in tal senso il mercato obbligazionario sta iniziando a scontare lo scenario in quanto i rendimenti dei titoli di Stato a stelle e strisce stanno salendo progressivamente anche perché l'espansione dell'economia americana prosegue nell'ambito di uno scenario macro che è caratterizzato dalla creazione di nuovi posti di lavoro e dall'aumento medio dei salari.


Se Wall Street continuerà a scricchiolare, è facile ipotizzare un effetto domino sull'azionario mondiale, a partire dalle piazze azionarie europee e fino ad arrivare a quelle asiatiche. Uno storno del Dow Jones e del Nasdaq, rispetto ai recenti massimi storici, non va comunque letto come un segnale d'allarme per l'economia americana, ma come una discesa del mercato fisiologica e salutare in quanto, come noto, nessun rialzo o ribasso è eterno e duraturo.


Effetto domino sui mercati azionari, investitori istituzionali alle grandi manovre


Se in effetti, come si teme, a Wall Street è al momento finita la benzina per far registrare nuovi rialzi, allora è probabile che, in linea con il cosiddetto effetto domino, anche sulle altre piazze azionarie mondiali assisteremo ad una fase di volatilità e di instabilità pronunciata. In questi casi sono le cosiddette mani forti, ovverosia gli investitori istituzionali ed i grandi gestori di fondi di investimento, a spostare ingenti capitali dentro e fuori dall'azionario con la conseguenza che ai forti storni possono poi seguire temporanei rimbalzi anche di grossa entità.


Sulla correzione di Wall Street in questi giorni ha preso posizione pure il presidente degli Stati Uniti Donald Trump attraverso Twitter che è il suo social media preferito. 'Ci sono molto buone notizie sull'economia', ha infatti scritto il tycoon newyorkese sottolineando che 'nei vecchi tempi, quando c'erano buone notizie, il mercato azionario saliva'. Ed invece 'oggi, quando sono annunciate buone notizie' - ha aggiunto - 'il mercato cala'. E questo secondo Donald Trump rappresenta 'un grave errore'. La posizione ufficiale della Casa Bianca, sull'attuale andamento di Wall Street, è infatti quella che punta a rimarcare come l'economia a stelle e strisce sia 'eccezionalmente forte'.


Ora toccherà a Jerome Powell, il nuovo presidente della Federal Reserve che succede a Janet Yellen, rassicurare nelle prossime settimane i mercati azionari a stelle e strisce in merito a quella che sarà la politica monetaria della Banca centrale americana. Con Janet Yellen, infatti, l'azionario a stelle e strisce è cresciuto in progressione anche grazie ad un aumento dei tassi di interesse che è stato graduale e ben dosato al fine di non intaccare la dinamica ascendente dell'economia americana. Classe 1953, Jerome Powell è un banchiere che, politicamente, è schierato con il Partito Repubblicano, e che è stato nominato a capo della Fed dal Presidente Donald Trump lo scorso 2 novembre. 

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