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Anna Frank, ok. Ma la memoria della Shoah va difesa fuori dagli stadi

Claudio Cerasa

Al direttore - La verità diceva Anna Frank è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta. La verità, nel caso del folle gesto dei tifosi laziali, è che ancora oggi in Italia e purtroppo in larga parte del mondo esiste non un pregiudizio ma un odio nei confronti del popolo ebraico. Un odio che si fonda sulla follia di pregiudizi troppe volte tollerati o minimizzati. Non è un gesto di un manipolo di persone facente parte di una tifoseria. E’ qualcosa di più ampio. Sono fortemente convinto che molti tifosi mai avrebbero fatto quel gesto però di quel gesto hanno riso, lo hanno accarezzato, non lo hanno ritenuto poi così grave. In fondo è per loro accomunabile al tifo a cui è permesso lo sberleffo. No. Su queste cose non si scherza. Su una ragazza uccisa per colpa della più grande barbarie dell’umanità non si scherza. Su una ragazza che ha lasciato una testimonianza indimenticabile su quella tragedia non si scherza. Non si può minimizzare. La libertà individuale non può collidere con la verità. Perché il giorno che si tacesse la verità su cosa sia il bene e cosa il male, il male prenderebbe il sopravvento. Perché è più subdolo. E’ più attraente. Ci si può ridere sopra. No. Quei tifosi sono il male. Come il nazismo. Il male assoluto. Sarebbe veramente un atto forte se la prossima partita di campionato tutti scendessero in campo come ha chiesto Matteo Renzi con la stella di David. In questo caso non sarebbe una scelta di parte ma una semplice scelta di civiltà. E su questo non si può tacere.

Marco Carrai

 

Indignarsi per la banalizzazione della Shoah nei campi da calcio è giusto e necessario ma non è sufficiente per proteggere le nostre democrazie da un altro virus speculare che si sta diffondendo nelle nostre civiltà: il pregiudizio contro Israele. Una volta riletto con attenzione il Diario di Anna Frank, e rivissuto l’orrore della Shoah del passato, sarebbe importante smetterla di chiudere gli occhi di fronte alle Shoah culturali di oggi. E sarebbe bello vedere tutti coloro che oggi si sono magnificamente alzati in piedi per dire no agli insulti alla memoria alzarsi in piedi per dire no agli insulti alla memoria anche quando la minaccia contro gli ebrei arriva da un luogo lontano dalla curva di uno stadio.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.