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Il tunisino Saïd cacciato dal festival del cinema per i legami con Israele

"Arabi antisemiti a causa di una certa visione dell'islam"

21 Novembre 2017 alle 15:23

Il tunisino Saïd cacciato dal festival del cinema per i legami con Israele

Saïd Ben Saïd

Roma. Lo scorso settembre, il regista libanese Ziad Doueiri, il cui attore Kamel el Basha aveva appena vinto al Festival del cinema di Venezia il premio come miglior attore protagonista nel film “L’Insulto”, fu atteso dalla polizia libanese all’aeroporto di Beirut di ritorno da Venezia. Doueiri venne arrestato e interrogato per tre ore dal tribunale militare, accusato di “collaborazionismo con Israele”. La sua “colpa” fu di aver girato alcune scene della pellicola in territorio israeliano.

 

Adesso qualcosa di simile succede a un grande produttore cinematografico tunisino. Saïd Ben Saïd aveva lavorato con David Cronenberg, Roman Polanski, Brian De Palma e Paul Verhoeven, fra gli altri. Per questo, onorando una lunga carriera, a Saïd Ben Saïd avevano offerto la direzione del Festival del cinema di Cartagine, in Tunisia (dal 4 all’11 novembre). Un incarico poi annullato a causa del liberalismo e del pluralismo professati e praticati da Saïd Ben Saïd. Ovvero la sua collaborazione con il regista israeliano Nadav Lapid ed essere un membro della giuria del Festival del cinema di Gerusalemme.

 

Saïd Ben Saïd ha così scritto sul Monde un articolo di denuncia che costituisce uno dei più clamorosi atti d’accusa verso il mondo arabo-islamico. “Sono nato in Tunisia, sono cresciuto in una famiglia musulmana praticante e oggi affermo con lo stesso entusiasmo di essere musulmano, francese e tunisino” scrive sul Monde. “Nel mio paese e nel mondo arabo in generale c’è una ostilità (quando non odio) contro Israele. Nessuno può negare la sfortuna del popolo palestinese, ma dobbiamo ammettere che il mondo arabo è, nella sua maggioranza, antisemita e che l’odio degli ebrei ha raddoppiato in intensità e profondità non a causa del conflitto arabo-israeliano, ma dell’ascesa di una certa visione dell’islam. Certo, molte persone sono persuase che, essendo semiti, gli arabi non possono essere antisemiti. Ma niente è più sbagliato. Il termine ‘antisemita’, inventato in Europa nel Diciannovesimo secolo, non ha mai riguardato gli arabi. Ha designato esclusivamente gli ebrei”.

 

Saïd Ben Saïd poi ha accusato direttamente l’islam: “La lettura letterale del Corano, priva di qualsiasi contesto storico, è delirante sugli ebrei. Gli ebrei sono, per noi, traditori, falsificatori, immorali, cattivi, ecc. E, soprattutto, questi versi erano la parola di Dio. In una monarchia del Golfo Persico, ad esempio, oggi si legge nei libri di testo che gli ebrei discendono dalla scimmia”. Anche l’età d’oro della condizione ebraica nel mondo arabo è un mito. “Gli ebrei vivevano in una situazione migliore rispetto a quella degli ebrei europei con periodi di relativa tolleranza, ma nel complesso, dal Marocco all’Iraq, sono stati disprezzati, vittime di bullismo e umiliati quando non massacrati in modo che non avevano altra scelta che lasciare le terre dei loro antenati per stabilirsi in Europa o in Israele”. E’ nel mondo arabo, infine, che i Protocolli dei savi anziano di Sion continuano a godere del loro più grande successo di vendite e pubblico. Conclude Saïd Ben Saïd: “L’antisemitismo degli arabi oggi è lo stesso del vecchio antisemitismo europeo”. Un mix letale esploso proprio in Francia, la patria d’adozione di Saïd Ben Saïd.

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