Ansa
Il caso
Il piccolo capro espiatorio della linea 30
L'autista è stato sospeso per non aver fatto salire un bambino senza biglietto che ha dovuto percorrere sei chilometri a piedi nella neve. Lui è stato sospeso, ma intanto chi ha inventato la tariffa olimpica da dieci euro per la linea usata anche da scolari è al suo posto
L’Italia ha scoperto da secoli il segreto della giustizia perfetta: quando qualcosa va storto, si prende l’ultimo della fila e si chiude il caso. Martedì 27 gennaio, ore 18, linea 30 Calalzo-Cortina. Un bambino di undici anni sale sul bus a San Vito di Cadore con il suo carnet da 2,50 euro. Quello che da settembre a volte usa per tornare da scuola. L’autista lo guarda con l’aria di chi ha scoperto un’irregolarità fiscale. Durante le Olimpiadi serve il biglietto speciale da 10 euro. Il bambino non ce li ha. I genitori potevano informarsi. L’autista poteva violare il regolamento e farlo salire. Invece fa scendere il bambino. Sei chilometri a piedi, due zaini, il buio che cala, la neve che inizia. Arriva a casa con 35 gradi di temperatura corporea e le labbra blu. Hanno sospeso l’autista, che lavora in subappalto e segue burocraticamente un regolamento. Intanto chi ha inventato la tariffa olimpica da dieci euro per la linea usata anche da scolari è al suo posto. Chi ha firmato la circolare è al suo posto. Chi coordina i trasporti è al suo posto. Loro scrivono le regole, mica le applicano.