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Tutti a letto prima del Mi-Co

Squadre, squadracce, atleti, sex symbol, presidenti e molte deviazioni. Arriva la pazza Milano-Cortina

Michele Masneri

Sembra che il mondo, il mondo variopinto e carnevalesco di oggi converga tutto su Milano. E dunque non solo gli sportivi e le loro delegazioni e le autorità. No, ci saranno anche tutte le armate di terra e di mare del globo terracqueo, ma non ci sarà Bovino, il neonazista col doppio taglio

Neanche nelle fantasie più sfrenate di un assessore milanese ai grandi eventi. Neanche con un Dio molto vendicativo contro Milano e le sue week che si susseguono incessantemente da anni (dopo la Settimana della moda, dei libri, quella degli alberi, la Civil Week. La Civil Week!). Adesso arriva la settimana delle Olimpiadi invernali, anche se non si chiama così, a Milano dove sono esperti oltre che di week anche di acronimi ecco la Mi-Co, Milano-Cortina, che mette insieme tipo Frankenstein un Salone del mobile e una prima della Scala, il tutto “on steroids”. Sembra che il mondo, il mondo variopinto e carnevalesco di oggi converga tutto su Milano. E dunque non solo gli sportivi e le loro delegazioni e le autorità. No, ci saranno anche tutte le armate di terra e di mare del globo terracqueo. Quelle del Qatar sono già in città, e poi molto atteso è anche l’Ice, che non è il vecchio Istituto del Commercio estero bensì le squadracce trumpiane. Non ci sarà Bovino, il neonazista col doppio taglio (uguale al suonato colonnello anti migranti Steven J. Lockjaw di “Una battaglia dopo l’altra”, il film pluricandidato agli Oscar). Qualcuno sostiene che si è fatto licenziare in tempo proprio per non finire nel casino milanese, che altro che Minneapolis.

 

Comunque, per portarsi avanti anche a Milano la polizia ha fatto secco un immigrato, in zona San Donato. E chissà la vasta comunità dei maranza se avrà più timore delle forze armate autoctone o di quelle di chissà quale esotico paese. Ma per chi ama questi regimi ci saranno i pasdaran a scortare gli atleti iraniani. A qualcuno mancheranno i carri armati moscoviti dell’operazione “Dalla Russia con amore” che vennero ad aiutarci durante il Covid (che buoni!). Arriveranno invece anche gli hockeisti gay della serie “Heated Rivalry”, i due protagonisti dello sceneggiato di massimo successo mondiale, che sono tedofori (ma chi non è tedoforo, oggigiorno, signora mia). Comunque sono uno moro e uno biondo, uno canadese e uno russo, e il russo odia la Russia e vuole assolutamente scappare, nella finzione cinematografica. E forse si sentirà a casa oppure nuovamente oppresso nel sovietizzante villaggio olimpico in zona Ripamonti detta anche Fondazione Prada. Lì, però, al villaggio Prada tipo Togliattigrad, molte le deviazioni alla circolazione come in tutta la città. Il 6 sarà l’armageddon milanese: le scuole chiuderanno, e chiuderanno anche un sacco di aziende, che stanno invitando i dipendenti a stare a casa (“sono in smart per il Mi-Co”, sentiamo già il tormentone). Mattarella a Palazzo Reale, dignitari a San Siro, cerimonia inaugurale all’Arco della Pace. E poi proteste. Già martedì sono stati issati i cartelli “Ice out” (tutto in inglese, siam pur sempre a Milano), mentre una gran manifestazione contro gli squadroni trumpiani è prevista per sabato.

 

Intanto ecco sul sagrato del Duomo il cartellone “Benvenuti dagli host Airbnb!”. Sotto, dei mammozzoni bestiali, un megastore per il merchandising olimpico e una mini-torre Prada per i media. E intanto si preparano aperitivi, cene, controcene, simposi. Chiunque sia qualcuno sarà a Milano. Volete che Bezos e la moglie, che sembrano Sordi e signora nelle “Vacanze intelligenti”, sempre un po’ stralunati, non facciano un salto a Milano? E poi sicuro a Cortina, in un giro di Rolex, vabbè.

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  • Michele Masneri
  • Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).