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l'intervista
Niscemi, la frana più grande d'Europa e il paese da spostare. Parla il capo della Protezione civile Ciciliano
“Il fronte di frana continua a spostarsi: potremmo dovere evacuare altre famiglie. Ma per la stima dei danni bisogna aspettare". Il monitoraggio dallo spazio, anche grazie alla costellazione di satelliti argentini. La ricostruzione delle zone colpite dal ciclone Harry
“A occhio nudo si vedono porzioni di frana che continuano a scendere verso valle. Il materiale caduto ha deviato due corsi d’acqua”. Prima di parlare al Foglio, Fabio Ciciliano, il capo della Protezione civile, ha sorvolato Niscemi, in Sicilia, in elicottero insieme alla premier Giorgia Meloni. La frana di quattro chilometri ha interessato il paese - circa 25 mila abitanti – domenica scorsa. E’ fra i risultati più disastrosi dell’ondata di maltempo che negli ultimi giorni ha colpito l’isola (insieme a Sardegna e Calabria). “Per ora la nostra attività si concentra sul garantire i servizi essenziali, l’assistenza alla popolazione e il controllo della frana, che continuerà ad aumentare nelle prossime ore”, spiega Ciciliano. Per monitorare il suo movimento ci si affida al cielo: “Sfruttiamo l’osservazione satellitare dallo spazio, anche grazie alla costellazione di satelliti argentini, che collabora con l’Agenzia spaziale italiana per garantirci una maggiore copertura”.
Per adesso 1.500 cittadini di Niscemi sono stati sfollati in via precauzionale. “Fra di loro c’è chi non potrà più tornare nella sua abitazione. Gli va detto già da adesso ciò che sarà purtroppo il loro destino”, avverte Ciciliano. “Con Meloni e il sindaco Massimiliano Conti stiamo ragionando di un piano di delocalizzazione per queste persone. E’ doloroso, ma non c’è misura migliore”. A loro andrà un “contributo di autonoma sistemazione” per affittare una nuova abitazione: fino a 900 euro al mese, a seconda delle dimensioni del nucleo familiare. L’ipotesi di nuove evacuazioni, però, non è da scartare. “La frana tende a spostarsi all’indietro, e quindi più persone potrebbero essere evacuate – commenta l’esperto - Solo quando sarà ferma si potrà calcolare quali case rimarranno abitabili e quali no”. A breve sarà definito l’elenco dei comuni interessati dai disagi, si firmerà l’ordinanza di Protezione civile e i presidenti delle tre regioni più colpite dal maltempo saranno nominati commissari delegati per la gestione dell’emergenza. Ma solo in un secondo momento si potrà fare con chiarezza la conta dei danni. “Non si è mai vista una stima fatta a evento in corso”, sottolinea Ciciliano. Per il presidente della regione Sicilia Renato Schifani l’entità dei danni ammonta a circa a 2 miliardi. Palazzo Chigi, per adesso, ne ha stanziati 100 milioni per le tre le regioni interessate: “Servono ad affrontare le primissime esigenze, dall’assistenza alla popolazione alla sospensione dei mutui. Un contributo da 5 mila euro per le famiglie e uno da 20 mila euro per le imprese”.
Nel frattempo, la scarpata di Niscemi continua a sbriciolarsi. “E’ la frana più grande d’Europa, ma nessun altro territorio presenta ancora questo genere di rischio”. E menomale, anche perché, “parliamo di circa 350 milioni di metri cubi di materiale che sta franando – calcola Ciciliano –. In pratica la quantità di metri cubi di terreno movimentato dalla frana è una volta e mezza la quantità di montagna caduta al tempo del Vajont. Ed essendo ancora attiva, la cifra aumenterà”. Difficile prevedere quando si fermerà, dipende dall’acqua e dall’umidità del terreno. “Quello che si vede dalle foto, ancora attaccato, è destinato a crollare. Ecco perché all’interno della zona rossa c’è un’area di 50 metri in cui non possono entrare nemmeno i vigili del fuoco”. Proprio lì sull’orlo della scarpata ci sono tantissime abitazioni. “Si ha memoria di questa frana già dalla seconda metà del ‘700, non si poteva non sapere a Niscemi. Su quel costone non si sarebbe mai dovuto costruire, e quindi neanche comprare casa”.
Ciononostante, il bilancio delle vittime è nullo. “Il sistema di allertamento si è mosso bene, dall’attività di previsione al coinvolgimento delle istituzioni per trasferire le informazioni. Poi c’è anche l’aspetto della prevenzione, e i cittadini hanno mostrato una grande maturità nel seguire le nostre direttive”, dice il capo della Protezione civile.
Mentre a Niscemi si aspetta che la frana si plachi, si ragiona su come ricostruire le altre zone su cui il ciclone Harry si è abbattuto negli ultimi giorni. Prime fra tutte, le coste. “Alcuni di questi litorali sono stati costruiti sulla sabbia, e il mare si è ripreso i suoi spazi”, commenta Ciciliano. Per rimpolparli di sabbia si prenderà il materiale dalle zone dei fiumi, e non più dalle cave. “E’ la prima volta che si usa questa tecnica. Così facendo si pulisce l’alveo dei corsi d’acqua, e si ripristinano le spiagge in maniera ecologica. Può diventare un modello virtuoso”.