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editoriali
Guida per vere guide turistiche
L’esame di abilitazione è stato un’ecatombe. Sempre colpa delle domande?
Sempre colpa dell’esame? Si è svolto in novembre, dopo una dozzina d’anni persi dagli apparatnik per adeguare le normative alla Direttiva Bolkenstein, il primo “esame nazionale per l’abilitazione all’esercizio della professione di guida turistica”. Si apprende che la prova scritta è stata superata solo da 230 candidati su 12.191, l’1,8 per cento. A parte il giochetto scandalistico sui numeri – perché parlare di 29.228 iscritti, se poi chi ha partecipato è un terzo? Al massimo è il solito segnale di come si intendano in Italia i concorsi: intanto iscriviti. Ma è indicativo che la maggior parte dei commenti, come accaduto con i recenti test di medicina, si limiti a dare la colpa all’esame, anche se che per il ministero del Turismo era “serio e rigoroso”. Nozionismo, preparazione astratta, lotteria… Le solite lamentele.
La prova scritta presentava 80 domande a risposta multipla da dare in 90 minuti, 25 risposte giuste per passare. Storia dell’arte, geografia, storia, archeologia, diritto del turismo, disciplina dei beni culturali e del paesaggio. Più o meno quello che i turisti vorrebbero che la loro guida sapesse. Ma come sempre, quando i bocciati sono tanti, si accusa l’esaminatore. Il Sole 24 Ore ci informa: “La pietra usata per la costruzione dell’Arco di Augusto di Rimini, i reperti sull’isola di Mozia in Sicilia, l’origine del cavallino rampante della Ferrari”. Davvero niente di proibitivo. In più, viene agitato lo spauracchio della Bolkestein (2013) che aveva superato la normativa italiana che prevedeva l’abilitazione provinciale o regionale. Così che ora, nel test, il perfido ministero ha potuto spaziare dal barocco di Lecce ai camuni. L’associazione delle guide preferiva infatti che una parte fosse “riservata alla conoscenza di uno specifico ambito regionale, così da consentire ai futuri professionisti di esercitare con competenza e serenità”. Meglio l’autonomia regionale? Nessuno o quasi, come per gli aspiranti medici, si pone però il problema di quale sia la reale preparazione di candidati, tra i quali erano ammessi anche i non laureati. Operatori della cultura?