La villetta di Lonate Pozzolo dove il 14 gennaio Adamo Massa è stato ucciso nel corso di una rapina dal poprietario di casa (ANSA / ENZO LAIACONA) 

La sottile zona rossa

Così sulla famigerata parola “sicurezza” magistrati e media fanno un bel regalo alla destra

Maurizio Crippa

Tra “squarci sotto il pettorale”, rapinatori in “trasferta di lavoro” e difese sempre “eccessive”, la cronaca giudiziaria si fa romanzo morale. Quando il rapinatore muore è un poema hard boiled, quando il derubato si sospetto. Così la cronaca prepara il terreno alla stretta securitaria che dice di temere

Ultimo fattaccio in cronaca il giovane uomo che, aggredito da rapinatori nella sua villetta nel Varesotto, nel corso della colluttazione ha ferito con un coltello uno dei ladri che poi i complici in fuga hanno scaricato morente davanti a un Pronto soccorso. L’attacco della cronaca del Corriere, citiamo per competenza territoriale, è di un lirismo da lasciare sconcertati: “Lo squarcio più grande gli corre sotto il pettorale sinistro. Vicino al nome (e alla data di nascita) del figlio. Sempre lì c’è anche un’altra ferita, più piccola. Gli saranno fatali. Nonostante l’aiuto dei ‘compagni’. La corsa disperata in auto”. Il rapinatore ucciso era di origine sinti, 37 anni, una lunga fila di reati, residente in un campo nomadi di Torino. Trasferta di lavoro. Da altri giornali apprendiamo il profilo dell’aggredito – per il quale finora i magistrati sembrano propendere per la legittima difesa – è appassionato di arti marziali, ha un sacco da boxe sul balcone e un kit di sopravvivenza per il trekking (con coltello). Per il lettore distratto, il mostro è lui. Non manca il rilancio di Salvini che posta “solidarietà a chi è stato aggredito in casa sua e si è difeso” e il caso di cronaca è bell’e impacchettato nella solita polemica sulla legittima difesa, roba delle destre, e sull’eccesso della legittima difesa, roba invece delle sinistre e della buona stampa. Qualche giorno fa a Roma un carabiniere è stato condannato a tre anni per avere ucciso un ladro in fuga, difendendo un collega che era stato ferito: eccesso colposo nell’uso delle armi. Solo un caso fra gli altri, in cui i giudici si mostrano scrupolosamente severi con i tutori dell’ordine; sull’altro fronte del crimine sono molti invece gli episodi in cui la legittima difesa non è bastata a evitare condanne. L’opinione pubblica che si sforzi di guardare le cose evitando il lirismo hard boiled dei cronisti ha motivo di essere sconcertata. Ora si attende il nuovo pacchetto sicurezza preparato da un governo molto securitario, soprattutto a parole. Dovrebbe intervenire anche con un inasprimento delle norme per i reati compiuti dai minori – drammaticamente in aumento, ha certificato il prefetto di Milano. E anche il Pd intende presentare una norma per bloccare la vendita di armi da taglio ai minori. Si torna a parlare di scudo penale per “reati” commessi da agenti in servizio per legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi. E si riparla delle famigerate zone rosse in cui le forze dell’ordine possono vietare la presenza di persone pericolose, ma che hanno già dimostrato di non essere granché efficaci. Eppure da molti vengono denunciate come norme liberticide. Si profila il consueto dibattito sulla “stretta delle destre” che tollera gli accoltellatori di rapinatori. Ma le sentenze bislacche e le narrazioni fatue dei media stanno semplicemente facendo un favore al governo “delle destre”, e preparando una comfort zone rossa in cui Meloni può solo aumentare credibilità e consensi.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"