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Elaborare il trauma

Lo choc dopo Crans-Montana. Gli psicologi tra i ragazzi: meglio i silenzi delle frasi fatte

Mario Leone

Un gruppo di lavoro, "Psicologia delle emergenze", si è recato nella città dove a capodanno è avvenuta la tragedia per aiutare "chiunque richiedesse un sostegno". Il dottor Giacomel invece incontra gli studenti a Milano: “La normalità è l’obiettivo da raggiungere per tutti ma è ancora lontano: serviranno anni”

"C’era un silenzio tremendo. I genitori erano tutti in una stanza, qualcuno sorseggiava una bevanda calda. Nessuno parlava. L’attesa era la cosa più straziante”. A parlare è la dottoressa Roberta Brivio, componente del gruppo di lavoro “Psicologia delle emergenze” dell’Ordine degli psicologi della Lombardia e presidente di Sipem Sos Lombardia. “Mi hanno chiesto una squadra di quattro persone – dice al Foglio – che potesse salire a Crans-Montana”. Superato lo spaesamento iniziale, la dottoressa raduna altre tre colleghe e, l’indomani mattina, è in viaggio verso Le Constellation, il locale della tragedia, mentre in Italia il dottor Ivan Giacomel, vicepresidente dell’associazione, coordina la macchina organizzativa.

 

“Arrivate sul posto, ci siamo messe a disposizione giorno e notte per chiunque richiedesse un sostegno”. Pochi hanno voglia di parlare. Il gruppo guidato dalla Brivio rimane in zona sino al sabato, quando due colleghe si spostano all’ospedale pediatrico di Zurigo, dove mancavano psicologi italiani. Le prime ore dopo la tragedia di Crans-Montana sono scandite da riunioni con i soccorritori svizzeri, che aggiornano puntualmente le famiglie sulla situazione, prevedendo anche colloqui privati per le comunicazioni riservate. Poi l’attesa per il prelievo del Dna dei genitori e, infine, solo il silenzio. Lo stesso che avvolge il Liceo Virgilio di Milano – l’istituto frequentato da quattro ragazzi rimasti coinvolti nella tragedia e ricoverati con gravi ustioni – dove Giacomel ha svolto un primo incontro con gli studenti e con il personale scolastico. “Nell’adolescente – dice lo psicologo al Foglio – un trauma di questo tipo può minare la costruzione dell’identità, rendendolo fragile e facendogli perdere quel senso di ‘immortalità’ tipico dell’adolescenza”. I ragazzi desiderano vivere il lutto tra pari e tendono a parlare poco. “L’adulto ha imparato a usare le parole per dare forma e corpo ai propri pensieri e alle emozioni – continua Giacomel – mentre per un adolescente è molto più complicato, perché non ha ancora maturato del tutto la capacità di dare voce al proprio mondo interiore. I ragazzi lo esprimono con il corpo, attraverso le lacrime”.

 

In queste situazioni si registrano irritabilità, insonnia, confusione: tutte reazioni “normali” che l’équipe di psicologi sta aiutando a riconoscere. Anche i docenti si trovano in una posizione non facile: devono gestire il proprio dolore e quello dei ragazzi, e poi capire come riprendere la normale vita scolastica. “La normalità è l’obiettivo da raggiungere per tutti – continua il dottore – ma è ancora lontano: serviranno anni”. Nei suoi incontri con la comunità scolastica e con i genitori, lo psicologo offre due consigli. “Frasi come ‘siate forti, ce la farete’, ‘il tempo lenirà ogni ferita’, ‘è il destino…’ sono sbagliate; è meglio tacere. Riempiono un silenzio, ma non possono essere accettate da chi sta soffrendo. Anche dire ‘non piangere, sii forte; devi esserlo per i tuoi compagni e per la tua famiglia’ è innaturale: è una comunicazione giudicante che genera nel ragazzo un’ansia da prestazione: ‘Il professore mi dice di essere forte, ma io non ci riesco. Non riesco a gestire me stesso’. Per questo credo che genitori e insegnanti debbano ascoltare davvero e, parlando sinceramente con loro, fare un piccolo passo ogni giorno”.

 

Lo stesso stanno cercando di fare al Liceo scientifico Cannizzaro di Roma, frequentato da Riccardo Minghetti, una delle vittime del rogo. “Il rientro a scuola è stato complesso – dice la dirigente Giuseppa Tomao –: nei ragazzi è emerso un desiderio di giustizia, un dolore composto, a tratti difficile da nominare. Anche i docenti stanno dimostrando una profonda partecipazione emotiva e un forte senso di responsabilità educativa”. Intanto, dopo il funerale celebrato pochi giorni fa, gli alunni si sono dati appuntamento ieri per un’assemblea di istituto in cui hanno ricordato Riccardo, prima di riprendere un cammino che – al momento – è in salita.

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