Cosmopolitics

La cotta nazionale per Mr Southgate

Paola Peduzzi

L'allenatore della Nazionale inglese è un "middle-aged crush", l'uomo e il leader ideale. I sogni delle donne, le rimostranze degli uomini e quello che sfugge (e sì che non è difficile) quando si parla di leadership 

Gareth Southgate è “la cotta di mezz’età definitiva: voglio che mi accompagni all’appuntamento per la colonscopia e mi aspetti fuori seduto mangiando uno scotch egg in dignitoso silenzio”. Southgate è l’allenatore della Nazionale inglese, cinquantenne elegante sposato da venticinque anni con la stessa moglie, “un ragazzo normale”, dice di lui l’amico e mentore Alan Smith, “uno concreto, che non vive in una bolla, ma con i piedi per terra”: ora che l’Inghilterra è in semifinale, Southgate è l’uomo del momento, il leader senza eccessi cui gli inglesi affidano la loro “englishness”, il cinquantenne affidabile che le donne sognano.

 

A far partire la cotta collettiva è stata la comica Madeleine Brettingham, che con il suo tweet sulla colonscopia ha scatenato l’immaginario femminile, costruendo così, un commento dopo l’altro, il ritratto dell’uomo ideale, del leader ideale, del cinquantenne perfetto. Le donne inglesi hanno immaginato Southgate mentre sistema il terrazzo (se gli porti una limonata poi lui si lava il bicchiere da solo e quando fa sera va a comprare del cibo così tu non devi cucinare), mentre fa la lavatrice e non rovina nessuno dei tuoi vestiti o carica la lavastoviglie come piace a te, anche se non condivide il tuo metodo; mentre ti viene a prendere al lavoro e sulla partita che ha appena vinto dice soltanto “è andata bene” senza parlare né di sé né di calcio; mentre monta la libreria; mentre spinge il carrello all’Ikea e fa la coda per le polpette – e via così, la vita domestica dei sogni. Southgate fa anche il tè migliore del pianeta, si alza presto per preparare la colazione, si ricorda di tirare fuori la carne dal freezer la sera prima, cucina, e intanto allena la Nazionale, non si lamenta delle pressioni, anzi trova il tempo di tornare a casa a salutare i figli (ne ha tre), invece che annullare la propria vita familiare con la scusa del ritiro.

 

Alla costruzione del cinquantenne perfetto hanno partecipato, a loro modo, anche degli uomini, alcuni citando le frasi da “crush” delle mogli, altri ribadendo quel che i mariti dicono sempre: bastava chiedere, siamo tutti un po’ Southgate, se solo ci stimolaste un pochino. In generale fingono ironia – perché l’allenatore ha naturalmente anche un senso dell’umorismo unico e irresistibile – ma si vede che non si divertono affatto: è molto più semplice misurarsi con l’imperfezione, con i leader che si azzuffano, si contraddicono, baciano amanti sotto le telecamere e hanno i capelli arruffati. La faccenda del leader che ti assomiglia non è come sembra: diciamo di voler capi migliori di noi, ai quali tendere e ai quali ispirarci ma poi la loro mediocrità è l’alibi più potente per ognuno di noi.

 

I commentatori maschi –  tendenzialmente di calcio si occupano loro e, prima di diventare una cotta nazionale, Southgate era soltanto l’allenatore della squadra che sta disputando gli Europei – sottolineano i meriti della leadership di Southgate. Il Times ha pubblicato un editoriale in cui elenca le sue “qualità”: la fiducia nei suoi giocatori e l’autonomia che coltiva per ognuno di loro perché “all’ottantacinquesimo minuto loro potrebbero dover prendere decisioni che ci fanno vincere o ci fanno perdere e non possiamo prenderle  noi fuori dal campo” (queste sono parole di Southgate). Poi c’è “l’umiltà contagiosa”, la capacità di rivolgersi non soltanto alle star ma anche ai giocatori che ha lasciato in panchina. E “sopra a tutto”, scrive il Times, c’è la resistenza di questo leader, tutti gli ricordano il rigore che sbagliò nel 1996 contro la Germania e lui non si deprime, non si lamenta del peso che da decenni si porta addosso, ma dice ai suoi: stiamo costruendo i ricordi di questa nazione, vediamo di farli belli che ce n’è bisogno. Il Times conclude l’editoriale con una speranza calcistica, regalaci il lieto fine, caro Southgate, perché qui non c’è un “crush”, c’è tifo e patriottismo calcistico.

 

Nell’altra metà del cielo invece si sogna un uomo di mezza età che sappia guidare una squadra, un paese, una famiglia, una moglie e anche se tutti i dettagli sulle lavastoviglie possono ingannare non è un badante il leader e il cinquantenne perfetto: è un adulto.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi