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In Inghilterra c'è una mini onda verde che fa drizzare i capelli alla sinistra

Paola Peduzzi

Imprevisto: cresce il partito ecologista, i Green, che ora ambiscono a essere considerati il terzo partito più importante del Regno, levando il posto ai Lib-dem

Nelle elezioni britanniche, tra i tormenti previsti del Labour e il contestuale bullismo, anch’esso previsto, dei Tory, c’è stato un imprevisto: la crescita del partito ecologista, i Green, che ora ambiscono a essere considerati il terzo partito più importante del Regno, levando il posto ai Liberal-democratici (che pure sono andati bene, ma il vento, come si sa, è verde). Stiamo parlando di numeri piccoli che rimangono tali, ma per la prima volta i Green hanno 82 assessori in giro per l’Inghilterra e soprattutto consentono alla Scozia di accarezzare un’altra volta il suo sogno indipendentista. A Edimburgo l’Snp di Nicola Sturgeon non ha raggiunto la maggioranza assoluta (ma i suoi voti sono cresciuti, nonostante i tanti anni di governo: non è e non sarà un dato da sottovalutare), ma il Parlamento locale ha una maggioranza indipendentista grazie agli otto seggi ottenuti dai Green scozzesi (che sono divisi dai Green inglesi e gallesi: una ricomposizione a un certo punto forse si renderà necessaria).

 

 

Bristol è diventata la capitale del successo del Green Party: qui è stato confermato il sindaco, il laburista Marvin Rees, ma il Labour ha perso la maggioranza nella giunta, dove il Green Party ha rosicchiato tutti i voti, imponendo una coabitazione. C’è anche una star locale che ha diciotto anni, gli occhiali con la montatura da hipster e in curriculum l’organizzazione di una marcia dei Fridays for Future con Greta Thunberg al proprio fianco: si chiama Lily Fitzgibbon e ha detto di essere contenta di essere la dimostrazione  che la politica, nel Regno Unito, non deve essere soltanto un affare tra Labour e Tory.

 

La piccola onda verde nella parte inglese del paese è stata accolta con un sorriso a denti stretti sia tra i laburisti sia tra i liberaldemocratici che sono entrambi piuttosto consapevoli del fatto che l’arrivo dei Green non allarga l’elettorato: è cannibalismo tra le forze progressiste. Se si leggono le dichiarazioni degli elettori che hanno dato il loro voto ai Green si capisce che questo voto è visto come protesta nei confronti del Labour, in alcuni casi dell’attuale leader, Keir Starmer, considerato troppo blairiano. Anche a Londra, dove è stato riconfermato Sadiq Khan, i consensi sono un po’  scesi a favore della candidata dei Green, Sian Berry, arrivata terza (e ha pubblicizzato il proprio piazzamento come se avesse vinto, cosa che il Labour non ha fatto: pur avendo vinto nelle grandi città e anche in alcune zone dell’ex muro rosso, il principale partito d’opposizione del Regno ha fin da subito e inspiegabilmente giocato la parte del perdente).

 

L’ascesa dei Green, un partito progressista e più vicino alla sinistra radicale che a quella moderata, pone un ulteriore problema al Labour, perché corteggia quell’elettorato urbano e istruito che è anche il cuore del consenso laburista. In Germania, dove la proposta dei Grünen sta andando fortissimo nei sondaggi, questo processo si è già consumato a tutto svantaggio dei socialdemocratici. In Francia si litiga per chi debba rappresentare la sinistra alle presidenziali: i socialisti o gli ecologisti? La convivenza tra la sinistra tradizionale e i nuovi arrivati, sorridenti e verdi, sembra facile, in fondo ci sono molte somiglianze, molte appartenenze simili. Ma la breve storia delle onde verdi dice il contrario: non c’è posto per tutti. 

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi