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Chi è Brett McGurk, l’architetto della vittoria americana contro l’Isis

Ritratto del diplomatico dagli occhi blu, che ha lavorato per George W. Bush, per Barack Obama e ora per Donald Trump 

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

19 Dicembre 2017 alle 06:09

Chi è Brett McGurk, l’architetto della vittoria americana contro l’Isis

Brett McGurk (foto LaPresse)

Brett McGurk ha gli occhi più belli della diplomazia americana, la tigna per sopravvivere ai negoziati con i leader del medio oriente per tanti anni e le idee chiare su come si può e si deve trasformare quella terra straziata dalle divisioni e dalle guerre. Se gli Stati Uniti hanno vinto la guerra contro lo Stato islamico – e sì, lo hanno fatto: senza i bombardamenti e i finanziamenti e l’intelligence statunitense, il territorio conquistato da al Baghdadi non sarebbe stato ripreso, i capi dello Stato islamico non sarebbero stati eliminati – il merito è soprattutto di questo diplomatico classe 1973 che ha lavorato per George W. Bush, per Barack Obama e ora per Donald Trump. Molti pensano che l’intervento russo in Siria abbia cambiato il vento e che lo Stato islamico è stato battuto grazie alla collaborazione sotterranea tra russi e americani: non è vero. L’intervento russo ha fatto sì che Bashar el Assad sia ancora a Damasco con la determinazione a non levarsi di lì (a Putin piacendo), ma lo Stato islamico è stato battuto dalla strategia adottata da Brett McGurk, che formalmente è l’inviato speciale dell’America per la coalizione anti Isis, ma di fatto è il simbolo della continuità americana, nell’ultimo decennio, nella lotta contro il terrorismo jihadista.

 

Con quegli occhi, era inevitabile che McGurk finisse in uno scandalo sentimentale e infatti nel 2012 per qualche mese si parlò più della sua fidanzata, della sua ex moglie e delle sue (presunte) prestazioni sessuali in pubblico (sul tetto del compound americano a Baghdad, per essere precisi) rispetto ai negoziati per tenere su l’Iraq. Trapelarono alla stampa delle email che McGurk aveva scritto a una giornalista del Wall Street Journal, Gina Chon, che allora lavorava in Iraq. Erano i tempi in cui anche il portentoso generale David Petraeus era crollato per una storia extramatrimoniale con una donna molto muscolosa, ed eravamo tutti convinti che questi grandi esperti di guerra e diplomazia e antiterrorismo fossero fighissimi fino a che stavano lontano dalle banalità della vita, i tradimenti e gli account gmail soprattutto. McGurk non aveva violato nessun codice né segreto, si era semplicemente innamorato della Chon, e nelle email – pubblicate da alcuni siti minori e poi riprese da testate più accreditate – non faceva mistero, diciamo, del suo interesse. Ma quando i testi sono diventati pubblici, McGurk doveva affrontare la conferma al Senato per la nomina ad ambasciatore in Iraq: ritirò la candidatura nel giro di pochi giorni, la Chon lasciò il Wall Street Journal e i due oggi poi si sarebbero sposati (i matrimoni di entrambi erano in crisi, si è scoperto dopo quando ormai a nessuno importava più nulla).

 

Passata la tempesta, McGurk è ritornato a lavorare per la Casa Bianca e grazie alla sua fama di uno che conosce il dossier mediorientale e gli interlocutori meglio di tutti è stato confermato anche dall’Amministrazione Trump. E’ stato McGurk, tra le altre cose, a formare le coalizioni sul campo tra arabi e curdi, sia a Mosul sia in Siria, ha negoziato con i turchi per ottenere di far operare le forze guidate dall’America nella base turca di Incirlik e ha negoziato anche molto con l’Iran, perché chi lavora sul campo pensa a salvare i propri uomini e battere i terroristi, e lascia che le battaglie ideologiche, ove ci siano, si consumino nelle stanze ben illuminate dei palazzi delle capitali occidentali (anche Petraeus, ideatore della dottrina dell’antiterrorismo americano, faceva così). Di negoziato in negoziato, lo Stato islamico ha perso gran parte del suo territorio: McGurk ora pensa alla stabilizzazione e alla ricostruzione, materie in cui l’America sta cercando di imparare dai propri errori. Ross Douthat, commentatore conservatore del New York Times, ha scritto che nessuno si occupa della vittoria americana contro l’Isis perché siamo troppo presi dall’istinto antitrumpiano. Non è così: lo Stato islamico è stato ridimensionato grazie alla visione di persone come McGurk, il cui valore è stato riconosciuto dallo stesso Trump. Semmai ora il problema è che la vittoria è stata scippata dai russi, grazie alla complicità dei proputiniani, altro che antitrumpismo. Ma McGurk è ancora lì, con la tigna e l’esperienza e la serietà di un intero paese nella lotta contro il terrore.

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