foto Ansa
Contro Mastro Ciliegia
Buenavista bang club con il cantautore cubano con il Kalashnikov
"Il poeta del popolo cubano" Silvio Rodríguez, davanti alle minacce di Donald Trump ha detto: “Prendo il mio Kalashnikov, se mi attaccano. E lo dico sul serio”. Il mito del comunismo tropicale non muore mai
Quanto ci siamo dondolati, deliziati, sulle note dolci e forti come rum di Company Segundo e Ibrahim Ferrer, la scoperta del Buenavista Social Club di cui ancora ringraziamo Ry Cooder e il suo compagno d’avventura Wim Wenders. La musica che spazza il tempo al suono degli alisei, il décor rimasto imprigionato negli anni di Batista, il castrismo metabolizzato come una malattia dell’anima, sogno senza più promesse. Si poteva fare, che non ha mai amato Cuba? Un tantino meno amabile l’a sparata social (senza club) del cantautore cubano Silvio Rodríguez, “il poeta del popolo cubano” che ha scritto a proposito delle minacce di Trump: “Prendo il mio Kalashnikov, se mi attaccano. E lo dico sul serio”. Non è più il tempo della poesia. Tranne per gli eterni sognatori della Revolución caraibica, quelli partiti con una nuova Flotilla per Cuba, a portare aiuti all’isola che il nepotismo castrista ha messo alla fame tanto quanto Trump. Ma il mito del comunismo tropicale non muore. Fa sorridere che la prima cosa fatta da Ilaria Salis sia stata una foto con la figlia del Che: “Che emozione, con Aleida Guevara – compagna, dottoressa e figlia del Che”. I cubani alla fame contano meno del mito.
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