Foto Ap, via LaPresse
contro mastro ciliegia
Why Always Vinicius?
Mentre il calcio italiano si perde nelle sue solite polemiche provinciali, le notti di Champions ricordano cosa sia davvero lo spettacolo: talento, personalità e anche provocazione, perché i campioni veri – simpatici o meno – parlano soprattutto quando conta, cioè in campo
Per distrarci un attimo dalla guerra, ma volendo anche tenerci lontani dai podcast referendari di Fedez e Giorgia (mamma mia) non resta che il calcio, soprattutto ora che viene il bello della Champions prima che gli orridi spareggi di Gattuso vengano a scassarci i cosiddetti. Insomma bello vedere un po’ di calcio superstar. Tipo Vinicius del Real. E qui si vede la differenza. Nel nostro paese calcisticamente arretrato si vive di polemiche idiote su calciatori simulatori su arbitri che sono molto peggio dei simulatori, loro fanno proprio apposta. Invece, uno come Vinicus. Forte è forte, non è un mostro di simpatia (embè?) e spesso litiga col pubblico. Ma, calma: è lui che litiga?
Ad esempio i tifosi del City, non il club più adorabile della terra, lo avevamo sfottuto senza motivo con uno striscione che citava una canzone degli Oasis: “Stop crying your heart out”. Il senso era che lui avrebbe frignato come un bambino perché non gli avevano dato il Pallone d’oro, vinto dal citizen Rodri. Bene, l’altra sera ha rifilato due gol al City nel loro stadio, ha mandato a casa Pep Guardiola e dopo il gol ha mimato il gesto del bambino che piange. Sono due giorni che la scemosfera social ripete che è villano, viziato, stronzo. Aveva solo ragione, e più senso dello spettacolo di tutti gli altri.
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