Contro mastro ciliegia

Se il food delivery è un buco economico, basta chiuderlo. Stop

Maurizio Crippa

Se dopo dieci anni di gig economy si scopre che queste multinazionali hanno perdite globali di centinaia di milioni o al massimo utili da Pmi significa che il business non c’è. Del resto anche la famosa sharing economy non funziona da un pezzo

Non c’è bisogno di essere Adam Smith per sapere che un mercato che non funziona non esiste. O meglio non dovrebbe esistere, a meno di follia o che i soldi rientrino da altre finestre. Meglio chiudere. E’ il caso della gig economy, almeno nel food delivery. In Italia. Se dopo dieci anni di gig economy si scopre multinazionali come Glovo e Deliveroo – quelle che applicano tariffe da schiavisti o almeno da caporalato - hanno perdite globali di centinaia di milioni o al massimo, Deliveroo, utili da Pmi, 3,5 milioni (citiamo dal Corriere) e se l’unica ad applicare un contratto regolare, l’americava Just Eat (8/10 euro all’ora), ha un deficit di 92 milioni (miracolosamente ridotto dal miliardo e sei del 2024) significa che il business non c’è.

Dice: c’è il rischio che con le inchieste lascino l’Italia, oppure i costi esploderebbero. Il male dove sarebbe, se tanto il mercato non c’è? Se la consegna della tua pizza (non sto a dire che non uso i rider, lo lascio dire alle anime belle che “almeno noi diamo la mancia”) aumenta di 3/5 euro, è semplice: non chiami più.

Del resto anche la famosa sharing economy non funziona da un pezzo. A Parigi, città rispetto alle nostre addirittura futurista, hanno ad esempio già vietato i monopattini che dovevano essere la rivoluzione di sharing + mobilità sostenibile. A Milano il car sharing ha ridotto il servizio e qualcuno ha proprio chiuso. Eliminando i rider si eliminerebbero anche quei mostri elettrici che sfrecciano a 30 all’ora fingendo di essere biciclette. Un altro passo avanti.

Certo, l’eroe di giornata è Just Eat, che paga pure la 14esima (ehi, ministro Valditara, com’è che i prof. non ce l’hanno?). Però finora hanno assunto solo 2.700 lavoratori, se davvero ci sono consegne sufficienti per farne pedalare 40 mila ora schiavizzati, bisognerà fare un po’ di conti. Poi arriverà una ong, un sindacato, un samaritano o persino persino un liberista a dire: e adesso dei 40 mila senza più neanche caporalato che ne facciamo? Ah, saperlo.  

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"