LaPresse

Contro mastro ciliegia

Ma Letta su Fabregas?

Maurizio Crippa

“Bastoni non deve essere convocato in Nazionale” aveva detto l'ex premier dopo Inter-Juve. Poi l'altra sera l'allenatore del Como ha strattonato da fuori campo un giocatore del Milan di Allegri. Aspettiamo ancora il post di Letta che chiede di cacciarlo dalla Ue

Restiamo basiti e un po’ sconcertati, noi che avevamo preso dannatamente sul serio il richiamo all’onestà-tà-tà nel giuoco del pallone, noi che avevamo preso in seria considerazione tutte le sentenze scagliate come fulmini dal sinedrio sportivo – quello delle tivù importanti, quello delle tivù ruspanti, quello dei commentatori autorizzati e anche degli improvvisati. E sopratutto quello dei politici, primo tra tutti Enrico Letta, che dopo la partita Inter-Juventus aveva lanciato un claim durato due giorni, “Bastoni non deve essere convocato in Nazionale”. Si erano aperte le cateratte dello stadio globale, ognuno a pronunciare la sua condanna; e chi (da ex calciatore) aveva più lunga la coda di paglia, più sentenziava. Poi ieri sera Cesc Fabregas, allenatore del Como che come secondo lavoro potrebbe fare l’intellettuale poliglotta, ne ha combinata una peggio, ha strattonato da fuori campo uno del Milan. Allegri, quantomeno una persona di buonsenso, no moralisti, si è incazzato a biscia: “Sei un bambino che ha iniziato ad allenare ora”, e altre meno trascrivibili. Nessuno del sinedrio che abbia chiesto la testa di Fabregas. Aspettiamo ancora il post di Letta che chiede di cacciarlo dalla Ue. Tutti zitti, al festival dell’ipocrisia. Tale quale quando a dire indecenze è Gratteri.

Di più su questi argomenti:
  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"