Ansa
Contro Mastro Ciliegia
Sgarbi assolto per il quadro, altro flop in stile Report
Dalle accuse per i reati di contraffazione e autoriciclaggio di beni culturali se ne esce a testa alta come aveva predetto, innocente. Tutti hanno sottolineato “per assenza di prove”, che in buona giurisprudenza significa che l’accusa non è stata in grado di trovarne, forse perché non ce n’erano
All’inizio sembrava peggio ancora del mostro del Louvre, un manigoldo di tre cotte o un mago capace di trafugare opere d’arte e trasfigurarle a piacimento. Poi le roboanti accuse per i reati di contraffazione di beni culturali e autoriciclaggio di beni culturali erano cadute come croste vecchie dal muro, archiviate. Era rimasta soltanto l’accusa di riciclaggio, ora caduta anche questa con l’assoluzione in rito abbreviato. Tutti hanno sottolineato “per assenza di prove”, che in buona giurisprudenza significa che l’accusa non è stata in grado di trovarne, forse perché non ce n’erano. Così se ne esce a testa alta come aveva predetto, innocente, Vittorio Sgarbi dal tribunale di Reggio Emilia. Dopo una sgangherata e lunga storia: l’accusa di avere rubato nel 2013 un quadro attribuito al secentista senese Rutilio Manetti, La cattura di San Pietro, da un castello piemontese per poi farlo ricomparire contraffatto a Macerata, a casa sua. Ci si erano buttati a capofitto “Report” e il Fatto quotidiano (chi altri se no?). La procura reggiana guidata da Gaetano Calogero Paci aveva chiesto una condanna a 40 mesi (tre anni e oltre) di reclusione per il critico. E’ finita come molto spesso finiscono, queste cacce alle streghe fomentate a mezzo stampa e di volenterosi pm.
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