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CONTRO MASTRO CILIEGIA
Ciaone, pretino
La storia dell’ex giovane don Alberto Ravagnani, già miracolistico prete influencer che predicava attraverso i social, era già in sospetto di una certa cretineria prima, quando esercitava. Ora una adeguata intervista sulla Stampa ne offre conferma
Padre José, “il prete dell’acquavite” di Il potere e la gloria ha molti peccati, ha pure una figlia ma nulla che possa staccarlo dal suo sacerdozio, perché sa bene che non è roba sua. Ci sono sempre stati e ci sono anche ora, piacciono molto ai talk del pomeriggio, preti che alla parrocchia hanno preferito farsi una famiglia, che scappano con la perpetua, persino con la cassetta delle offerte. Preti e suore che hanno scelto di fare i cantanti. Tutti motivi seri, umani troppo umani, da non disprezzare. La storia dell’ex giovane don Alberto Ravagnani, già miracolistico prete influencer che predicava attraverso i social (ah, la cyber-teologia) era già in sospetto di una certa cretineria prima, quando esercitava, ora una adeguata intervista sulla Stampa ne offre conferma. Dice lui che non ha buttato il clergyman per banali motivi carnali (gli unici davvero ragionevoli), certo che no, anche se poi ovviamente casca sul celibato; ma perché crede “che il sacerdozio oggi possa e debba essere esercitato in modo diverso”. Dice anche che “Gesù non si è mai posto come sacerdote”, e qui ci si chiede cosa mai gli abbiano insegnato in seminario. Spiega che non vuole più “censurarsi”, infatti ha già scritto un libro: mica è come Carlo Acutis, lui, uno che diceva “non io, ma Dio”. Ciaone, pretino.
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