contro mastro ciliegia
I "cold case" votano Sì
L’intervista di Vespa a Bossetti rilancia i grandi processi mediatici mentre Garlasco e Kercher tornano d’attualità. Forse la gente la separazione delle carriere non sa cosa sia, ma se dici: vedi cosa succede a non riformare la giustizia, lo capisce eccome.
Per festeggiare i trent’anni di “Porta a Porta”, non potendo intervistare il plastico di Cogne, Bruno Vespa si è regalato una gita fuori porta, nella brumosa Bollate, dove nel celebre carcere ha intervistato Massimo Bossetti che lì sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. “Vorrei sapere anche io chi l’ha uccisa”, gli ha risposto. E che doveva dì? Un buon lavoro comunque, per la “terza camera” della Rai. La scelta del caso Gambirasio, rimasto sempre polarizzante nonostante le sentenze, offre l’occasione per una riflessione. Garlasco sta reggendo da mesi le prime pagine e i pomeriggi tivù, non sappiamo se Gratteri lo abbia già detto, ma è ormai una delle armi più contundenti contro la magistratura in vista del referendum (“vi fidereste a farvi processare dopo quel che è successo a Stasi?”). Poi ieri è saltato fuori l’ex magistrato che coordinò le indagini sul delitto di Meredith Kercher e ha raccontato che un nuovo misterioso testimone gli ha detto che quella notte c’era un’altra persona in casa, mai individuata. Ma ora lui è in pensione, che ci può fare? Un altro cold case contorto, un’altra vicenda processuale tutt’altro che lineare. La gente la separazione delle carriere non sa cosa sia, ma se dici: vedi cosa succede a non riformare la giustizia, lo capisce eccome.
Contro Mastro Ciliegia