Foto ANSA
contro mastro ciliegia
Essere donne a Teheran, un inchino quasi inadeguato
Come si può non avere negli occhi le giovani del grande paese in fiamme. Molte di loro quel che avevano di vita e libertà l’hanno già donato, e al posto del velo ora hanno un sacco nero che le copre
Breve scambio di idee, spero che le mie fossero idee, ieri mattina sull’X con la brava Valentina Furlanetto, e spero leggero come è giusto che sia quando si parla di donne, e di quel che le opprime, in certe parti del mondo soprattutto. Lei invita a riflettere che “moltissime donne ebree usano parrucca o velo”, e lo fanno “per un dettame religioso”. Io le rispondo che però in Israele non è obbligatorio, non c’è la polizia morale per la strada che controlla o arresta e spesso fa molto di peggio. Lei mi ha risposto: ma tu parli di Iran, io parlavo di Israele.
Non sono cose su cui sia necessario avere tutta per sé la ragione, ma è vero, pensavo all’Iran: come si può non avere negli occhi le donne, le giovani donne del grande paese in fiamme, che vorrebbero leggere Lolita, a Teheran, e molte non potranno più, quel che avevano di vita e libertà l’hanno già donato, e al posto del velo ora hanno un sacco nero che le copre. Anche i maschietti, per forza. Ma sono le donne che non hanno mai smesso di protestare, dal settembre del 2022, da Mahsa Amini. E a loro, che da quando è cominciata le sorelle d’Occidente non abbiano mai organizzato manifestazioni oceaniche di solidarietà, forse non importa nemmeno. Non lo so. Combattono per la loro vita e libertà. E’ persino inadeguato inchinarsi davanti a loro.
Contro Mastro Ciliegia
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